• Finance

Linee guida per la digitalizzazione del risparmio gestito in Italia

Assogestioni ha sviluppato le "Linee Guida sui Fondi Italiani Digitali" con PwC Italia e il Politecnico di Milano per promuovere l'innovazione nel risparmio gestito. Trasmesse alle autorità, mirano a creare standard per l'adozione delle tecnologie digitali, garantendo sicurezza ed efficienza nel settore.Assogestioni, l'associazione italiana per il risparmio gestito, ha intrapreso un ambizioso percorso per definire standard condivisi e promuovere l'innovazione nell'industria del risparmio gestito attraverso la digitalizzazione. Questo impegno ha portato alla creazione delle "Linee Guida sui Fondi Italiani Digitali", un documento fondamentale che stabilisce i principi e le direttive per l'adozione delle tecnologie decentralizzate nel settore.Il progetto è stato avviato più di due anni fa e ha coinvolto una collaborazione strategica con PwC Italia e l'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano. L'obiettivo principale di queste linee guida è quello di fornire un punto di riferimento chiaro e condiviso per l'implementazione delle tecnologie digitali nell'industria del risparmio gestito.Una delle principali ambizioni di Assogestioni è quella di posizionare l'industria italiana del risparmio gestito come leader nella trasformazione digitale del settore finanziario, fungendo da promotore di innovazione e di valore per i risparmiatori. Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, ha sottolineato l'importanza di queste linee guida nel contribuire a creare un ambiente favorevole alla digitalizzazione e all'adozione di tecnologie innovative nel settore.Le Linee Guida sono state trasmesse alle autorità competenti, tra cui il Ministero dell'Economia e delle Finanze, la Banca d'Italia e la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob), con l'obiettivo di influenzare il dibattito normativo e favorire l'adozione di politiche volte a sostenere la trasformazione digitale dell'industria del risparmio gestito.Il processo di sviluppo delle linee guida ha visto una stretta collaborazione con Milano Hub, il centro di innovazione istituito dalla Banca d'Italia per sostenere l'evoluzione digitale del mercato finanziario. Questa partnership ha consentito di approfondire due aree chiave di applicazione delle tecnologie decentralizzate: la tokenizzazione delle quote di fondi e l'investimento dei Fondi in Attività digitali.Le Linee Guida si articolano in quattordici punti e sono strutturate in quattro parti principali, ognuna delle quali fornisce linee guida specifiche per l'operatività dei Fondi Italiani Digitali, Cripto e DLT (Distributed Ledger Technology). Particolare attenzione è stata dedicata alla definizione delle modalità di svolgimento del ruolo del depositario, specialmente nel contesto dei Fondi Italiani Cripto, al fine di coordinare la normativa di settore con le nuove regolamentazioni sui registri distribuiti.Roberta D’Apice, direttrice affari legali e regolamentari di Assogestioni, ha sottolineato che le Linee Guida mirano a fornire un quadro chiaro e coerente per l'operatività dei fondi digitali, contribuendo così a garantire la sicurezza e l'efficienza del settore.Gli allegati alle Linee Guida offrono un ulteriore livello di dettaglio e approfondimento, fornendo uno spazio di lavoro fondamentale per lo sviluppo di un ecosistema digitale robusto e sicuro. Questi allegati consentono di esplorare in modo più approfondito concetti e temi cruciali per la trasformazione digitale del settore del risparmio gestito.Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, fa notare: “In questa prospettiva vanno le indicazioni fornite sulle funzioni che ciascuna delle entità coinvolte nell’operatività dei Fondi Italiani Digitali potrà svolgere all’interno della DLT e, soprattutto, sulle operazioni che possono essere codificate su uno o più smart contract”. Osserva infine Mauro Panebianco, partner di PwC Italia: “Nella medesima prospettiva si pongono inoltre le considerazioni svolte sulle modalità di regolamento on-chain delle operazioni dei Fondi Italiani Digitali, anche mediante la descrizione di due processi di sottoscrizione e rimborso di quote digitali di fondi italiani aperti, distinti a seconda dell’asset di regolamento utilizzato”.In conclusione, le Linee Guida sui Fondi Italiani Digitali rappresentano un importante passo avanti nell'ambito della digitalizzazione del risparmio gestito in Italia. Attraverso la collaborazione con importanti attori del settore e l'adozione di approcci innovativi, Assogestioni si propone di guidare l'industria verso un futuro digitale, sostenibile e all'avanguardia.

  • Executive

L’AI trasforma i settori: produttività in crescita e premi salariali più alti, la ricerca di PwC

I settori con maggiore uso di AI hanno una produttività cinque volte superiore rispetto agli altri e offrono premi salariali fino al 25%, evidenziando la necessità di aggiornare rapidamente le competenzeLa ricerca PwC’s 2024 Global AI Jobs Barometer evidenzia che i settori con una maggiore penetrazione dell’Intelligenza Artificiale (AI) stanno sperimentando una crescita della produttività del lavoro quasi cinque volte superiore (4.8x) rispetto agli altri settori. Questa significativa crescita della produttività è accompagnata da prospettive positive per l’implementazione su larga scala dell’AI, sia per le aziende che per i lavoratori coinvolti nei settori più esposti all’AI, così come per l’economia globale.PwC ha esaminato oltre mezzo miliardo di annunci di lavoro provenienti da 15 paesi diversi. Secondo l’analisi, l’AI contribuirà a risolvere molte delle principali sfide economiche globali. Questa tecnologia aiuterà le economie nazionali a uscire dall’attuale contesto di bassa crescita della produttività, favorendo invece uno sviluppo economico più sostenuto. Entro il 2023, si prevede che l’AI contribuirà con 15,7 trilioni di dollari all’economia globale, con un potenziale aumento del PIL nelle economie locali fino al 26%. L’aumento della produttività associato all’AI avrà inoltre benefici indiretti, migliorando la ricchezza sociale aggregata e gli standard di vita degli individui.Per quanto riguarda il mercato del lavoro, lo studio evidenzia un aumento significativo nel numero di annunci di lavoro che richiedono competenze specifiche nell’AI. Per ogni offerta di lavoro che richiedeva competenze specialistiche in AI nel 2012, oggi ce ne sono sette. Questo incremento sottolinea l’opportunità economica legata alle professioni che richiedono competenze in AI, con un premio salariale medio che può arrivare fino al 25% in alcuni mercati.Sin dal 2016, ben prima che ChatGPT e altre innovazioni simili attirassero nuova attenzione sul potenziale dell’AI, le offerte di lavoro nel campo dell’AI sono cresciute 3,5 volte più velocemente rispetto alle altre professioni. Questa diffusione accelerata dell’AI ha aumentato la velocità con cui le competenze diventano obsolete, rendendo necessario un rapido aggiornamento delle stesse. Le competenze richieste dalle aziende per le professioni legate all’AI stanno cambiando a un ritmo del 25% più veloce rispetto alle professioni meno esposte all’AI, con vecchie competenze che scompaiono e nuove che vengono introdotte.Alessandro Caridi, Partner PwC Italia e PwC Digital Innovation Leader, afferma: “L’AI sta trasformando il mercato del lavoro e rappresenta un’opportunità per l’economa globale ostacolata da profonde sfide economiche e preoccupazioni sulla sostenibilità e redditività aziendale nel lungo periodo. Per molte economie, che sperimentano carenze di manodopera e bassa crescita della produttività, i risultati evidenziano un ottimismo intorno alla tecnologia, che impatterà positivamente sulla crescita dell’economie locali e sulla creazione di posti di lavoro e di nuove industrie.I settori maggiormente esposti all’Intelligenza Artificiale (AI), come i servizi finanziari, ICT e servizi professionali, stanno sperimentando una crescita della produttività del lavoro quasi cinque volte superiore rispetto ai settori meno esposti. Questo trend positivo evidenzia l'impatto dell’AI sui mercati del lavoro e sulla produttività globale.I lavori che richiedono competenze in AI offrono premi salariali più alti. Nei principali mercati del lavoro (USA, Regno Unito, Canada, Australia e Singapore), questi lavori comportano un premio salariale significativo, fino al 25% in media negli Stati Uniti. Ad esempio, negli USA, il premio varia dal 18% per i contabili al 49% per gli avvocati.L'adozione dell'AI sta aumentando rapidamente nei settori del lavoro intellettuale. Nei servizi finanziari, la quota di lavori che richiedono competenze in AI è 2,8 volte superiore rispetto ad altri settori, nei servizi professionali è 3 volte superiore e nel settore ICT è 5 volte superiore.Le competenze richieste dai datori di lavoro nelle professioni più esposte all’AI stanno cambiando ad un ritmo del 25% superiore rispetto alle professioni meno esposte. Secondo la 27° Annual Global CEO Survey 2024 di PwC, il 69% dei CEO prevede che l’AI richiederà nuove competenze alla loro forza lavoro, percentuale che sale all’87% tra i CEO che hanno già implementato l’AI.La progressiva automazione di competenze meccaniche, analitiche e cognitive di base da parte dell’AI mette in evidenza la necessità di risorse predisposte all’apprendimento continuo. È fondamentale che aziende, lavoratori e policy maker collaborino per sviluppare le competenze necessarie attraverso programmi di upskilling e reskilling. Oltre alle competenze tecniche, sarà sempre più importante sviluppare le competenze trasversali, sociali, interazionali ed emotive, non automatizzabili, che saranno cruciali per gestire con successo la trasformazione in atto.Alessandro Caridi conclude: “Per prosperare in un’economia globale e un mercato del lavoro trasformati dall’AI le aziende dovranno assicurarsi di investire in un approccio orientato alle competenze. Allo stesso tempo, per le professioni del futuro, i lavoratori dovranno sviluppare nuove skills, non solo tecniche, ma anche trasversali e strategiche. Tra queste saranno sempre più rilevanti la capacità di gestire progettualità complesse, l’abilità di identificare possibili criticità di progetto e proporre multipli approcci alla loro gestione, nonché la capacità di valutare diverse soluzioni possibili di natura tecnologica o meno. Oltre a trovare le soluzioni ai problemi sarà anche fondamentale saper monitorare efficacemente l’implementazione della soluzione scelta, risolvendo tempestivamente eventuali imprevisti e comunicando in modo regolare gli avanzamenti. La capacità di comunicare sarà sempre più importante per valorizzare i risultati positivi dei progetti gestiti e garantire la giusta visibilità del contributo del team di lavoro alle performance aziendali”.

  • Finance

Private equity, i ricavi delle società gestite crescono più del Pil italiano

L'indagine di PwC Italia sui bilanci 2022 delle società sostenute dal private equity ha rilevato un forte aumento dei ricavi (+5,6%) e dell'occupazione, con il tasso di crescita più alto dal 2018. Il CAGR medio dei ricavi è salito al 7,5%, mentre l'occupazione è cresciuta del 6,9%, superando il benchmark delle società private italiane.Si è registrato un forte aumento dei ricavi e del tasso di crescita dell'occupazione, con valori mai visti dal 2018. Questo è quanto emerge dall'indagine condotta da PwC Italia sui bilanci del 2022 delle società sostenute dal private equity, basata sugli ultimi risultati finanziari disponibili. Nel dettaglio, i ricavi delle società gestite da fondi di private equity sono cresciuti del 5,6%, superando l'aumento del PIL italiano. Il tasso annuo di crescita composto (CAGR) medio delle società partecipate dai fondi è salito al 7,5% nel 2022 (rispetto al 6,5% del 2021). Anche il benchmark, costituito da società private italiane di medie e grandi dimensioni, ha mostrato una crescita positiva rispetto agli anni precedenti, sebbene inferiore a quella delle società sostenute dal private equity, con un CAGR del 2,2% nel 2022. Il divario di performance tra le società sostenute dai fondi e il benchmark è rimasto stabile intorno al 5% nel 2022 (da +5,2 punti percentuali nel 2021 a +5,3 punti percentuali nel 2022).Il tasso di redditività delle aziende sostenute dal private equity ha registrato una lieve contrazione, con un CAGR medio del 7,1% nel 2022 (-0,3% rispetto al 2021). Questo calo è stato influenzato dall'aumento dei prezzi delle materie prime e dei servizi di pubblica utilità nel contesto dell'inflazione globale. Tuttavia, la redditività delle società in portafoglio dei fondi di private equity è rimasta superiore a quella del benchmark delle aziende private, con un gap positivo di 5,8 punti percentuali nel 2022.Anche l'occupazione è cresciuta. Nelle società in portafoglio ai fondi di private equity, il tasso di crescita dell'occupazione è aumentato con un CAGR medio del 6,9% nel 2022 (+0,9% rispetto al 2021), strettamente legato alla forte crescita dei ricavi registrata.Il tasso di crescita dell'occupazione in queste società ha superato quello del benchmark, con un divario che si è allargato a 6,7 punti percentuali nel 2022 (rispetto ai 6 punti percentuali del 2021), raggiungendo il differenziale più alto degli ultimi cinque anni.Il private equity ha creato circa 41.000 posti di lavoro in Italia nel campione di società analizzate tra il 2018 e il 2022. Inoltre, l'indice manageriale è aumentato: il numero di amministratori nelle società sostenute dai fondi di private equity è cresciuto del 10,7% nel 2022 (rispetto al 5,3% del 2021).“Lo studio ha evidenziato una performance rilevante delle società partecipate da private equity, confrontando anno di investimento e anno di disinvestimento, evidenziando valori di crescita record in particolare in termini di ricavi e tassi occupazionali, entrambi superiori rispetto al benchmark di società private similari analizzate, confermando il focus che i private equity hanno nello sviluppo del business anche tramite la crescita della forza lavoro” è il commento di Francesco Giordano, private equity leader di PwC Italia.E poi aggiunge: “L’analisi delle tematiche Esg ha confermato inoltre la progressiva rilevanza che le tematiche ambientali, sociali e di governance stanno assumendo nelle strategie dei private equity che, nel campione di società analizzate quest’anno, hanno fatto registrare un miglioramento degli indici di emissioni di CO2 e del gender balance ratio durante l’holding period”.

  • Executive

Nel mondo della moda, più del 50% della forza lavoro è femminile, tuttavia, solo il 30% occupa posizioni nei consigli di amministrazione

Nel settore della moda, le donne costituiscono la maggioranza della forza lavoro ma sono sottorappresentate nei ruoli decisionali. Tuttavia, nelle imprese artigiane emergono segnali positivi. Restano sfide come la promozione di pari opportunità e il supporto alla genitorialità.Nel settore della moda, esiste una marcata discrepanza di genere tra la composizione della forza lavoro e la sua rappresentanza ai livelli decisionali. Nonostante le donne costituiscano la maggioranza dei lavoratori, sono sottorappresentate nei ruoli di leadership e nei consigli di amministrazione. Questa disuguaglianza si manifesta anche a livello globale, con l'Italia che mostra una presenza femminile ai vertici aziendali inferiore rispetto ad altre nazioni come Francia, Stati Uniti e Regno Unito.Tuttavia, nelle imprese artigiane, c'è un segnale positivo: la maggior parte dei CEO sono donne e il numero di aziende con una forte presenza femminile sta crescendo. Questo suggerisce che le realtà più piccole e flessibili potrebbero essere più inclini alla diversità di genere rispetto alle grandi corporation.A fotografare la situazione è l’Osservatorio «Donne e Moda: il Barometro 2024», promosso dall’Ufficio Studi di PwC Italia - in collaborazione con Il Foglio della Moda. «A quattro anni dalla prima edizione dell’Osservatorio Donne e Moda la presenza femminile negli organi societari delle imprese del settore è aumentata di 3 punti percentuali, segno di un lieve cambiamento, ma è fondamentale implementare nelle aziende vere politiche di gender equality. In questo ambito l’Italia è allineata alla media europea, ma ancora distante da quanto avviene ad esempio negli Stati Uniti che hanno già raggiunto il 40% di donne nei cda», evidenzia Erika Andreetta, Partner PwC Italia EMEA Luxury Community Leader.Nel settore tessile e dell'abbigliamento, nonostante le donne siano la maggioranza della forza lavoro, sono principalmente impiegate in ruoli impiegatizi e operai, con una scarsa rappresentanza nei ruoli di quadro e dirigenziali, che diminuisce ulteriormente ai vertici aziendali.Nonostante alcuni segnali positivi, come l'età media inferiore delle donne in posizioni dirigenziali rispetto ai colleghi maschi e il rifiuto da parte della maggior parte delle aziende di ammettere disparità salariali di genere, restano sfide significative. Queste includono la promozione di pari opportunità di selezione e il supporto alla genitorialità, con una maggiore attenzione alle esigenze delle lavoratrici.La prevalenza del lavoro part-time tra le donne, insieme alla mancanza di adeguate politiche di welfare per la genitorialità, evidenzia ulteriori disparità di genere nel mondo del lavoro. In conclusione, sebbene vi siano segnali di progresso, è evidente che molto resta da fare per garantire una reale parità di genere nel settore della moda e oltre.

  • Risk & Compliance

Solo la metà delle imprese italiane (58%) ha una funzione di Risk Management

Lo studio "Risk Management & Governance" di PwC Italia mostra che solo il 58% delle aziende ha un reparto di gestione dei rischi, con maggiore presenza in aziende quotate e regolamentate e minore in quelle non quotate; l'adozione cresce con il fatturato aziendale.Solo il 58% delle aziende possiede un reparto interno dedicato alla gestione dei rischi, che spesso non ricopre un ruolo strategico e risulta poco diffuso. La presenza di questa funzione è più comune tra le aziende quotate (78%) e quelle in settori regolamentati (83%), mentre è meno frequente tra le non quotate (41%). Questi dati emergono dallo studio "Risk Management & Governance: lo stato dell’arte delle imprese italiane", realizzato da PwC Italia in collaborazione con Nedcommunity, che ha analizzato 100 aziende italiane non finanziarie.Analizzando le aziende per classi di fatturato, si nota che l’implementazione di un sistema integrato di gestione del rischio è più comune nelle grandi aziende: è presente nel 37% delle aziende con fatturato inferiore a 100 milioni, sale al 79% in quelle con fatturato superiore a 750 milioni e raggiunge il 100% nei grandi gruppi multinazionali con fatturato oltre i 3 miliardi.Patrizia Giangualano, Independent Director, Advisor in Governance and Sustainability e Consigliere Direttivo di Nedcommunity, sottolinea l'importanza di gestire attivamente i rischi in un'era di incertezze geo-politiche ed economiche, evidenziando la necessità di nuovi profili professionali e flussi informativi adeguati per la governance.Nonostante l'importanza strategica, meno della metà dei responsabili della gestione dei rischi (43%) riporta direttamente al CEO. Questo limite nella struttura organizzativa compromette l'autonomia e l'indipendenza di giudizio necessarie per un efficace controllo dei rischi aziendali. Oltre un terzo delle aziende (36%) non considera il ruolo del risk manager a livello esecutivo.Più della metà delle aziende (53,1%) non ha definito esplicitamente la propria propensione al rischio e, di quelle che non dispongono di un Risk Appetite Framework (RAF), oltre il 76% non ha piani per svilupparlo. Non ci sono differenze significative tra aziende quotate e non, né in base alla dimensione."Ci ha sorpreso analizzando i dati che nel 50% dei casi l’azienda non formalizzi i rischi collegati ai propri obiettivi di business avendo presente la propensione al rischio e le conseguenti soglie di tolleranza" spiega Riccardo Bua Odetti, Partner PwC Italia e Risk Consulting ERM Leader. "Eppure il risk appetite e la risk tolerance sono due pilastri fondamentali del framework ERM che garantiscono una gestione del rischio aziendale coerente con la strategia. In assenza di questi aspetti, l’azienda potrebbe avere un business plan non duraturo nel tempo e assumere una rischiosità non in linea con le aspettative degli stakeholder".Nella maggioranza delle imprese (74%) il CdA è direttamente coinvolto nella definizione del RAF, attraverso le definizioni di obiettivi declinati in risk appetite, tolerance e capacity. Tuttavia, sono numerosi i casi di aziende in cui l'informativa sul risk profile corrente non è frequente, un dato preoccupante considerando il contesto di forte incertezza e volatilità dell’effetto dei rischi sull’azienda. In aggiunta, la ricerca rivela che in meno della metà dei casi (43%) il CdA verifica che le decisioni strategiche siano in linea con il Risk Appetite Framework e a volte riceve un business plan senza indicazione dei rischi associati. Una situazione da attenzionare, se è vero che solo in un caso su tre (33%) il Consiglio di Amministrazione è davvero consapevole di come vengano integrati i temi ESG nelle analisi di gestione del rischio."Una percentuale che deve necessariamente crescere considerando la rilevanza strategica e la pervasività delle tematiche ESG nel contesto attuale" aggiunge Riccardo Bua Odetti. "L’introduzione della CSRD infatti richiede di rivedere il ventaglio di rischi aziendali, e in particolare: di sensibilizzare i risk owner alla gestione di nuove tematiche, di includere sempre più tematiche ESG nelle metriche ERM e, non meno importante, di ottenere una visione sintetica di metriche interne ed esterne, anche alla luce di analisi di doppia materialità".Infine, sebbene molte aziende non considerino il rischio nei parametri di valutazione delle performance dei manager, quelle che lo fanno attribuiscono a questi parametri un'importanza significativa, evidenziando la necessità di comunicare la gestione dei rischi a tutti i livelli organizzativi attraverso valutazioni delle performance.

  • Legal

Disposizioni Banca d'Italia in materia di assegni circolari

La Banca d'Italia ha rilasciato l'aggiornamento n. 46 della Circolare n. 285/2013, che modifica e integra le norme sugli assegni circolari nella stessa circolare, al fine di uniformare i criteri di valutazione delle garanzie bancarie con quelli usati nell'Eurosystem Collateral Management System. Ad esito della consultazione pubblica relativa alle disposizioni in materia di assegni circolari – tenutasi tra gennaio e marzo 2024 – Banca d’Italia ha pubblicato, in data 2 maggio 2024, l’aggiornamento n. 46 della Circolare n. 285/2013 relativa alle “Disposizioni di vigilanza per le banche”.Con il presente aggiornamento Banca d’Italia ha apportato specifiche modifiche alle attuali disposizioni in materia di assegni circolari, contenute nella Circolare n. 229/1999 al Titolo V, Capitolo 4 e ha disposto lo spostamento delle stesse all’interno della Circolare n. 285/2013, nel nuovo Capitolo 13 della Parte Terza.L’intervento di aggiornamento delle disposizioni deriva dall’opportunità di accentrare la gestione degli strumenti finanziari a garanzia degli assegni circolari emessi dalle banche italiane nello Eurosystem Collateral Management System (ECMS), il nuovo sistema per la gestione delle garanzie (collateral) per le operazioni di credito dell’Eurosistema, al fine di armonizzare i processi di gestione delle garanzie conferite alla Banca d’Italia per finalità diverse.Le modifiche sono volte ad applicare alle garanzie conferibili a fronte dell’emissione di assegni circolari gli stessi criteri di idoneità, valutazione e controllo del rischio applicati alle garanzie negoziabili per le operazioni di credito dell’Eurosistema, superando quindi le attuali differenze.Le disposizioni entrano in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione sul sito web della Banca d’Italia e quindi dal 3 maggio 2024; le banche dovranno applicare le regole previste dal presente aggiornamento a decorrere dal giorno di avvio del sistema Eurosystem Collateral Management System; dalla medesima data saranno abrogate le disposizioni del Titolo V, Capitolo 4 della Circolare della Banca d’Italia n. 229 del 21 aprile 1999.Per approfondire la lettura visita la pagina dedicata

  • Legal

Pillarstone cede il 100% di Manucor a Plastchim-T: PwC TLS tra gli avvocati in campo

Pillarstone ha annunciato la cessione della partecipazione detenuta in Manucor da Loren SPV al gruppo bulgaro Plastchim-T, uno dei principali produttori privati europei di film di polipropilene biorientato (BOPP), film cast polipropilene (CPP) e prodotti per l’imballaggio flessibile. Plastchim-T ha acquisito anche la partecipazione di minoranza del veicolo L&M S.p.A. diventando così titolare del 100% del capitale dell’azienda italiana.I venditori e la società sono stati assistiti da Cappelli RCCD con il partner Antonio Azzarà insieme alla counsel Stefania Rossini, al senior associate Davide Cafagna e all’associate Simone Stasio. Gli aspetti connessi al veicolo di cartolarizzazione Loren SPV sono stati seguiti dal partner Fabio Zambito.Lo Studio De Luca & Partners con il partner Vittorio De Luca e la senior associate Roberta Padula hanno fornito consulenza legale per gli aspetti giuslavoristici.L’acquirente è stata assistita da PwC TLS, con un team guidato da Alberto Gallarati, con Greta Guazzotti e Margherita Petey per gli aspetti di diritto civile e commerciale legati all’acquisizione e con un team guidato da Luigi Nascimbene, con Marina Maccagno, per gli aspetti di diritto antitrust e golden power.PwC TLS ha anche assistito l’acquirente nell’ambito della due diligence tax con Alessio Rolando e Paolo Sommi.La due diligence financial è stata curata da PwC Business Services con Giorgio Falcione e Maurizio Favaro.L’acquisizione creerà un leader europeo di film BOPP e rappresenta la conclusione di un importante percorso di rilancio dell’azienda specializzata nella produzione di imballaggi flessibili per l’industria alimentare iniziato nel 2018 e realizzato attraverso una ricapitalizzazione e l’investimento di nuove risorse finanziarie.

  • Legal

L’applicazione della GMT per le Holding conduce necessariamente alla full compliance?

La Global Minimum Tax in Italia, prevista dal D.Lgs. n. 209/2023, impone alle multinazionali un'imposta minima del 15% per prevenire l'elusione fiscaleIl Decreto Legislativo n. 209/2023, attuando la Direttiva europea n. 2022/2523 e integrando le Globe Model Rules, ha introdotto nel diritto italiano la Global Minimum Tax. Questa misura è progettata per assicurare che le multinazionali siano soggette a un'imposizione minima del 15% in ogni giurisdizione in cui operano, con l'intento di scoraggiare la pratica di spostare artificialmente gli utili verso paesi con regimi fiscali più favorevoli.Le specifiche tecniche per il calcolo dell'Effective Tax Rate (ETR) comprendono dettagliati meccanismi di aggiustamento del calcolo dell'imposta, soprattutto per quanto riguarda i dividendi e le relative ritenute alla fonte. Questi dividendi possono essere esclusi dal calcolo del Globe Income se rispettano certe condizioni, come detenere la partecipazione per più di un anno o avere un diritto agli utili superiore al 10%. Allo stesso modo, le ritenute applicate alla distribuzione dei dividendi devono essere considerate nel calcolo dell'ETR, il che può influenzare significativamente il livello di imposizione effettiva di un'entità.Le norme prevedono anche l'introduzione di regimi semplificati, i cosiddetti CBCR Safe Harbour, delineati ampiamente nel documento "Safe Harbour and Penalty Relief: Global Anti-Base Erosion Rules (Pillar Two)" e nelle successive guide amministrative. Questi regimi mirano a semplificare gli oneri di conformità per le multinazionali nei primi tre anni di implementazione delle Globe Rules, consentendo alle aziende di dimostrare la conformità utilizzando i dati finanziari e di reporting per paese già disponibili, senza necessità di applicare tutti gli aggiustamenti previsti in regime di piena conformità.Il Simplified ETR test, uno dei tre test previsti dal CBCR Safe Harbour, permette di stabilire se l'ETR di una giurisdizione rispetti il limite minimo del 15% utilizzando i dati finanziari e fiscali disponibili senza gli aggiustamenti complessi previsti dalle Globe Rules. Tuttavia, è importante notare che, in presenza di dividendi, il calcolo semplificato può non riflettere accuratamente la situazione fiscale effettiva dell'entità, specialmente nel caso di distribuzioni transfrontaliere o di regimi di detassazione dei dividendi che possono variare significativamente da una giurisdizione all'altra.In sintesi, mentre le Globe Rules e i relativi regimi semplificati mirano a standardizzare e semplificare il processo di calcolo dell'imposizione fiscale delle multinazionali, la gestione e l'applicazione pratica di tali norme possono presentare sfide significative, in particolare per le entità che percepiscono prevalentemente dividendi. L'efficacia dei regimi Safe Harbour, in questo contesto, dipenderà dalla chiarezza e dalla precisione delle guide amministrative e dai decreti attuativi ancora in attesa di pubblicazione, che dovranno fornire ulteriori dettagli su come navigare queste complessità in pratica.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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MIMIT: Progetti di ricerca e sviluppo – Specializzazione intelligente

Il Ministero delle imprese e del Made in Italy investe circa 473 milioni di euro in progetti di ricerca e sviluppo nelle regioni meno sviluppate d'Italia, con finanziamenti per iniziative che variano da 3 a 20 milioni di euro per stimolare l'innovazione tecnologica conforme al GBERIl Ministero delle imprese e del Made in Italy ha lanciato un'iniziativa finanziaria significativa, dedicando circa 473 milioni di euro per sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle regioni italiane meno sviluppate, ovvero Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Questo finanziamento mira a promuovere l'innovazione e la crescita economica nelle aree target, puntando a rafforzare l'intero sistema produttivo di queste regioni attraverso il supporto a progetti che siano di rilevanza strategica per il loro sviluppo industriale e tecnologico.Le imprese di ogni dimensione, che abbiano già approvato almeno due bilanci e operino nei settori industriali, agroindustriali, artigianali, nei servizi all’industria, nonché i centri di ricerca, possono beneficiare di queste agevolazioni. La partecipazione è aperta sia a singoli proponenti sia a consorzi di imprese, incoraggiando così anche la collaborazione tra diversi attori del sistema produttivo.I progetti finanziabili devono essere orientati alla creazione o al sostanziale miglioramento di prodotti, processi o servizi. Questo include lo sviluppo di nuove tecnologie o l'ottimizzazione di quelle esistenti, con l'obiettivo di stimolare l'innovazione e di supportare un processo di evoluzione e adattamento continuo delle imprese coinvolte. Le tematiche dei progetti devono allinearsi con le direttive della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI), focalizzandosi su ambiti prioritari quali:Materiali avanzati e nanotecnologia,Fotonica e micro/nano elettronica,Sistemi avanzati di produzione,Tecnologie delle scienze della vita,Intelligenza artificiale,Connessione e sicurezza digitale.Questi ambiti rappresentano settori chiave per lo sviluppo tecnologico e industriale, e il loro impulso può trasformare significativamente le capacità produttive e competitive delle regioni coinvolte.Per essere ammessi al finanziamento, i progetti devono presentare un budget di spesa compreso tra 3 milioni e 20 milioni di euro e avere una durata che varia da 12 a 36 mesi. È essenziale che i progetti vengano avviati dopo la presentazione della domanda di agevolazione, assicurando così che il finanziamento sia effettivamente orientato verso nuove iniziative.Le spese ammissibili per il finanziamento includono i costi del personale impegnato nel progetto, gli strumenti e le attrezzature utilizzate, i servizi di consulenza e ricerca contrattuale, oltre alle spese generali direttamente attribuibili al progetto. Questo ampio raggio di spese riconosciute permette una flessibilità significativa nella gestione e nell’implementazione dei progetti.Le forme di agevolazione disponibili includono finanziamenti agevolati, che coprono il 50% delle spese ammissibili e prevedono un cofinanziamento bancario non inferiore al 20%, e contributi variabili in base alla dimensione dell’impresa beneficiaria. Questo schema di sostegno è progettato per adattarsi alle diverse esigenze finanziarie e dimensionali delle imprese che partecipano.Le modalità precise per la presentazione delle domande di agevolazione, così come le scadenze relative, verranno definite in dettaglio in provvedimenti successivi pubblicati dal Ministero. Questo approccio incrementale e dettagliato assicura che tutte le informazioni necessarie siano chiare e accessibili, permettendo alle imprese interessate di preparare adeguatamente le proprie proposte.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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