Global Workforce Hopes and Fears Survey 2026
Lavoratori italiani soddisfatti, ma sotto pressione. Cresce l’IA, ma resta il nodo delle competenze.In Italia, il 61% dei lavoratori si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, contro il 66% della media globale. Retribuzione e benefit, sicurezza occupazionale e qualità dell’ambiente lavorativo sono i principali fattori che influenzano il giudizio. Permane tuttavia l’incertezza sul futuro, alimentata dalla pressione economica, dalle difficoltà di accesso alla formazione e dall’evoluzione del mercato del lavoro.Quasi un lavoratore su due (48%) riesce a coprire le spese mensili senza risparmiare, mentre il 28% ritiene che il proprio potere contrattuale sia diminuito rispetto a tre anni fa. Tra i fattori che hanno inciso maggiormente sull’esperienza professionale nell’ultimo anno figurano l’aumento del costo della vita (30%), i conflitti geopolitici (20%) e i timori legati ai tagli occupazionali (19%).La volatilità macroeconomica è la principale minaccia percepita alla sicurezza del posto di lavoro nei prossimi tre anni (58%), seguita dai conflitti tra Paesi (49%) e dal rischio che l’intelligenza artificiale sostituisca alcune attività lavorative (45%). Le preoccupazioni sono particolarmente elevate tra i lavoratori della Generazione Z.Il nodo delle competenzeIl 60% dei lavoratori italiani ritiene che il proprio ruolo richieda competenze specialistiche e circa il 38% dichiara di aver applicato nuove competenze in misura elevata o molto elevata nell’ultimo anno. Il cambiamento coinvolge soprattutto senior executive (49%) e manager (45%), rispetto ai lavoratori non manageriali (31%) e a quelli entry level (34%).Sebbene il 55% sia fiducioso di poter sviluppare le proprie competenze, solo il 40% dichiara di avere accesso alle risorse formative necessarie, contro il 51% della media globale e il dato italiano del 2025. La percentuale scende al 32% tra i lavoratori entry level e al 39% tra quelli non manageriali.Anche la conoscenza delle competenze future è limitata: solo il 35% dichiara di sapere quali saranno necessarie nei prossimi anni, contro il 49% a livello globale. Inoltre, appena il 32% si sente incoraggiato dalla propria organizzazione a innovare e condividere nuove idee, rispetto al 43% globale.L’adozione dell’IA cresce, ma permane un divario di utilizzoIl 53% dei lavoratori italiani ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale sul lavoro negli ultimi 12 mesi, con un aumento di 12 punti percentuali rispetto al 2025. Il dato resta inferiore alla media globale (64%).L’IA generativa viene utilizzata almeno settimanalmente dal 31% dei lavoratori italiani, contro il 41% a livello globale. Inoltre, il 24% prevede un aumento significativo del suo utilizzo nei prossimi 12 mesi, rispetto al 33% globale.L’uso frequente dell’IA sembra associarsi a una maggiore sicurezza occupazionale: si sente sicuro della stabilità del proprio posto di lavoro il 45% di chi utilizza questi strumenti quotidianamente o settimanalmente, contro il 35% di chi li usa occasionalmente.La visione globale: un nuovo divario nella forza lavoroIl Global Workforce Hopes and Fears Survey 2026 di PwC evidenzia un divario crescente, legato non solo alle competenze possedute, ma anche alla capacità di sfruttare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.Il report individua quattro gruppi di lavoratori a livello globale: i Front-runners (14%), con competenze rare e solide capacità nell’uso dell’IA; gli AI Insurgents (18%), che compensano competenze meno distintive con un utilizzo avanzato dell’IA; gli Indispensables (11%), con competenze molto richieste ma una minore maturità nell’uso dell’IA; e l’Engine Room (56%), la maggioranza della forza lavoro, caratterizzata da competenze meno rare e un utilizzo limitato di questi strumenti.I Front-runners beneficiano di maggiori opportunità di riconoscimento per l’innovazione e lo sviluppo delle competenze e sono più propensi a chiedere promozioni. Tuttavia, il 29% ritiene molto o estremamente probabile cambiare datore di lavoro nel prossimo anno. L’Engine Room, invece, comprende la maggior parte dei lavoratori impegnati nelle attività quotidiane e rischia di beneficiare meno delle opportunità offerte dalla trasformazione."Quest’ultimo gruppo richiede un’attenzione particolare da parte delle organizzazioni. Si tratta di una componente importante per l’operatività delle aziende, eppure gli appartenenti a questo gruppo hanno minori probabilità di beneficiare dell’acquisizione di nuove competenze, di poter utilizzare l’IA o proporre modifiche all’operatività dei processi. Il futuro del lavoro dipenderà sempre più dalla capacità delle organizzazioni di far dialogare efficacemente sviluppo delle competenze, accesso alla formazione continua e diffusione dell’intelligenza artificiale. Solo in questo modo eviteremo che il divario tra chi riesce a beneficiare del cambiamento e chi rischia di restarne escluso continui ad allargarsi". Alessandro Grandinetti | Clients & Industries Leader, PwC ItaliaPer saperne di più visita la pagina dedicata
Una nuova agenda per la salute - Territorio, innovazione e collaborazione
Il sistema sanitario italiano si trova ad affrontare sfide sempre più complesse, legate soprattutto all’invecchiamento della popolazione, alla diffusione delle patologie croniche e all’evoluzione tecnologica. Questi cambiamenti rendono necessario ripensare l’organizzazione dei servizi sanitari, rafforzare l’assistenza sul territorio e promuovere una maggiore collaborazione tra istituzioni e imprese.Il rapporto Una nuova agenda per la salute. Territorio, innovazione e collaborazione, promosso dalla Fondazione PwC Italia ETS, analizza le principali sfide del settore e individua le opportunità per costruire un sistema sanitario più integrato, innovativo e sostenibile. Attraverso dati, interviste e contributi delle aziende aderenti al Club Santé Italie, il documento approfondisce tre ambiti prioritari: il rafforzamento della sanità territoriale, l’innovazione e la collaborazione tra pubblico e privato.Una domanda di salute in evoluzioneL’evoluzione demografica rappresenta uno dei principali fattori di pressione sul sistema sanitario. L’aumento della popolazione anziana, accompagnato da una maggiore incidenza delle cronicità e della non autosufficienza, determina bisogni assistenziali più complessi e prolungati nel tempo.Secondo i dati Istat riportati nel documento, la quota di popolazione italiana con almeno 65 anni, pari al 16,9% nel 1996, raggiunge il 25,1% nel 2026 e potrebbe arrivare al 34,6% nel 2050. Parallelamente, tra il 2009 e il 2024, la percentuale di persone con almeno una patologia cronica è passata dal 38,8% al 41,5%.Queste dinamiche rendono necessario superare un approccio prevalentemente orientato alla singola prestazione, promuovendo una presa in carico continuativa della persona. Prevenzione, diagnosi, trattamento, monitoraggio e follow-up devono essere integrati in percorsi capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini nelle diverse fasi della vita.Particolare attenzione richiede la popolazione anziana non autosufficiente. La copertura offerta dai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari rimane inferiore al 40% di questa fascia di popolazione, evidenziando la necessità di rafforzare l’offerta assistenziale e migliorare il coordinamento tra servizi sanitari e sociosanitari.La sostenibilità del sistema sanitarioLa crescente domanda di assistenza si inserisce in un contesto caratterizzato dalla necessità di garantire la sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale. L’invecchiamento della popolazione determina infatti un aumento del fabbisogno di cure, mentre la riduzione della popolazione in età lavorativa può restringere progressivamente la base contributiva.In questo scenario, la disponibilità di risorse aggiuntive rappresenta un elemento importante, ma non sufficiente. La sostenibilità nel lungo periodo dipende anche dalla capacità di migliorare l’efficienza dei servizi, ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili e ripensare i modelli di erogazione dell’assistenza.La prevenzione, la gestione proattiva delle patologie croniche e il rafforzamento dei servizi territoriali possono contribuire a rendere più appropriata la risposta ai bisogni di salute, favorendo la continuità assistenziale e una migliore allocazione delle risorse.Il territorio come fulcro dell’assistenzaIl rafforzamento della sanità territoriale costituisce una delle priorità strategiche individuate dal rapporto. Avvicinare i servizi ai cittadini significa sviluppare modelli assistenziali in grado di intercettare precocemente i bisogni, accompagnare le persone lungo il percorso di cura e ridurre la frammentazione tra i diversi livelli di assistenza.La sanità territoriale deve operare come una rete integrata, nella quale medicina generale, servizi specialistici, assistenza domiciliare, strutture residenziali e servizi sociali collaborino in modo coordinato. L’obiettivo è garantire risposte più tempestive e appropriate, soprattutto alle persone anziane, fragili e affette da patologie croniche.La diffusione di modelli organizzativi efficaci richiede un maggiore coordinamento tra gli attori coinvolti e una più stretta integrazione tra le strutture e i servizi disponibili. È inoltre fondamentale promuovere una maggiore omogeneità nell’accesso e nella qualità dell’assistenza, valorizzando le esperienze territoriali e favorendo la diffusione delle pratiche più efficaci.Innovazione e trasformazione digitaleL’innovazione rappresenta una leva trasversale per affrontare le sfide del sistema sanitario. Il suo valore non si esaurisce nell’introduzione di nuove tecnologie, ma risiede nella capacità di trasformare i processi, migliorare l’organizzazione dei servizi e favorire una gestione più integrata dei percorsi assistenziali.La digitalizzazione può contribuire a rafforzare la prevenzione, agevolare la condivisione delle informazioni, supportare il monitoraggio dei pazienti e migliorare la continuità delle cure. L’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali possono inoltre offrire nuove opportunità per supportare i professionisti sanitari e rendere più efficienti le attività operative.Per tradurre queste potenzialità in risultati concreti è tuttavia necessario intervenire anche su governance, competenze e processi organizzativi. L’adozione delle tecnologie deve essere accompagnata da modelli decisionali chiari, adeguate competenze specialistiche e una visione integrata degli obiettivi di trasformazione.L’innovazione richiede quindi un approccio sistemico, capace di connettere investimenti tecnologici, cambiamento organizzativo e sviluppo delle competenze, mantenendo al centro la qualità dei servizi e i bisogni dei cittadini.La collaborazione tra pubblico e privatoLa crescente complessità delle esigenze assistenziali rende sempre più rilevante la collaborazione tra istituzioni pubbliche, imprese e altri soggetti della filiera sanitaria. Le competenze e le risorse del settore privato possono contribuire allo sviluppo di nuovi modelli organizzativi, all’ampliamento della capacità di risposta del sistema e alla diffusione dell’innovazione.Il rapporto sottolinea l’importanza di valorizzare il contributo degli operatori privati accreditati all’interno di una strategia complessiva orientata alla sostenibilità, alla qualità e all’accessibilità dei servizi. La collaborazione tra pubblico e privato non si configura come un’alternativa al carattere universalistico del Servizio Sanitario Nazionale, bensì come una possibile leva per rafforzarne la capacità di rispondere ai bisogni della popolazione.Per generare valore, questa collaborazione deve basarsi su obiettivi condivisi, un chiaro orientamento ai risultati e un dialogo continuativo tra i diversi stakeholder. La messa a sistema delle competenze può favorire la sperimentazione di soluzioni innovative e la loro progressiva diffusione, contribuendo a superare la frammentazione dell’offerta.Il contributo del Club Santé ItalieIl Club Santé Italie promuove il dialogo tra imprese, istituzioni e stakeholder del settore sanitario, favorendo la condivisione di esperienze e competenze e il rafforzamento della cooperazione tra Italia e Francia.Nato dalla collaborazione tra l’Ambasciata di Francia in Italia, Business France e le principali aziende francesi attive nella filiera della salute, il Club rappresenta una piattaforma di confronto sulle trasformazioni del sistema sanitario e sulle opportunità di sviluppo di modelli più innovativi e sostenibili.Le imprese aderenti costituiscono una componente significativa del tessuto economico nazionale, con oltre 13.000 dipendenti e un fatturato superiore a 10 miliardi di euro. Il loro contributo può sostenere la diffusione di buone pratiche, la sperimentazione di soluzioni organizzative e tecnologiche e lo sviluppo di nuove forme di collaborazione lungo la filiera.Il confronto promosso dal Club consente inoltre di raccogliere prospettive complementari sulle priorità del settore, favorendo un dialogo costruttivo tra imprese e decisori pubblici.Le priorità per il futuroDall’analisi emergono tre direttrici fondamentali per l’evoluzione del sistema sanitario italiano: rafforzare la sanità territoriale, accelerare l’innovazione e la trasformazione digitale e consolidare la collaborazione tra pubblico e privato.Queste priorità sono strettamente interconnesse. Una rete territoriale più efficace necessita di processi integrati e strumenti digitali adeguati; l’innovazione richiede competenze, governance e collaborazione tra organizzazioni; la sostenibilità del sistema dipende dalla capacità di valorizzare in modo coordinato le risorse disponibili.Per tradurre tali indirizzi in risultati concreti è necessario promuovere un approccio di lungo periodo, fondato sulla collaborazione tra gli attori, sulla diffusione delle esperienze più efficaci e su una maggiore integrazione tra assistenza sanitaria e sociosanitaria.Verso un sistema sanitario più integrato e sostenibileLa trasformazione della sanità italiana richiede una visione condivisa, capace di coniugare sostenibilità economica, innovazione organizzativa e qualità dell’assistenza. Il rafforzamento del territorio, l’impiego strategico delle tecnologie e la valorizzazione delle sinergie tra pubblico e privato rappresentano elementi essenziali per rispondere all’evoluzione dei bisogni di salute.In questo percorso, il dialogo tra imprese, istituzioni e stakeholder può contribuire a individuare soluzioni concrete e a favorire la diffusione di modelli assistenziali più efficaci.La sfida consiste nel passare da un sistema prevalentemente orientato alla risposta episodica ai bisogni a un modello integrato, proattivo e centrato sulla persona. Un’evoluzione che richiede investimenti, competenze e collaborazione, con l’obiettivo di garantire nel tempo accessibilità, qualità e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.Per saperne di più scarica il report
Attuazione della nuova Direttiva sui servizi finanziari conclusi a distanza - L'approccio PwC
Dal 19 giugno 2026 trova applicazione la nuova disciplina europea sui contratti relativi a servizi finanziari conclusi a distanza, introdotta dalla Direttiva (UE) 2023/2673 e recepita nell’ordinamento italiano attraverso modifiche al Codice del Consumo. La normativa mira a rafforzare la tutela dei consumatori in un contesto sempre più digitalizzato, caratterizzato dalla crescente diffusione di canali online per l’offerta di prodotti e servizi bancari, finanziari, assicurativi e di pagamento.Le nuove disposizioni prevedono un rafforzamento degli obblighi informativi a carico degli operatori, con particolare attenzione alla chiarezza, accessibilità e trasparenza delle informazioni fornite prima della conclusione del contratto. Vengono inoltre introdotte misure specifiche per garantire una maggiore consapevolezza dei consumatori nelle decisioni di acquisto e per contrastare l’utilizzo di interfacce digitali o pratiche che possano influenzarne impropriamente le scelte.Tra gli aspetti più rilevanti figurano il potenziamento del diritto di recesso, il riconoscimento del diritto del cliente a richiedere l’intervento umano nei processi digitalizzati e l’esigenza di assicurare una gestione efficace delle comunicazioni e delle evidenze contrattuali lungo l’intero percorso digitale. Tali novità richiederanno agli operatori un’attenta revisione dei processi di vendita, onboarding e assistenza alla clientela.L’adeguamento alla nuova normativa comporterà impatti significativi non solo dal punto di vista legale e regolamentare, ma anche sotto il profilo organizzativo e tecnologico. Banche, intermediari finanziari, compagnie assicurative e altri operatori saranno chiamati a valutare la conformità delle proprie piattaforme digitali, della documentazione contrattuale e delle procedure di relazione con la clientela, cogliendo al contempo l’opportunità di migliorare l’esperienza utente e rafforzare la fiducia nei servizi digitali.PwC affianca gli operatori del settore finanziario in questo percorso di adeguamento con un approccio multidisciplinare, che integra competenze regolamentari, legali, tecnologiche e di trasformazione dei processi. Grazie all’esperienza maturata nel supporto a banche, compagnie assicurative e intermediari finanziari, PwC aiuta le organizzazioni a valutare gli impatti della nuova normativa, definire i piani di remediation e implementare soluzioni concrete che consentano di coniugare compliance, efficienza operativa ed esperienza del cliente. L’obiettivo non è solo garantire la conformità alle nuove disposizioni, ma trasformare gli obblighi normativi in un’opportunità per rafforzare la fiducia dei consumatori e accelerare l’evoluzione dei modelli di servizio digitali.Per saperne di più visita la pagina dedicata
«Riforma TUF» Impatti per la gestione collettiva del risparmio. L’approccio PwC
Il Decreto Legislativo 29 aprile 2026, n. 47 introduce un’importante revisione della disciplina italiana in materia di gestione collettiva del risparmio, con l’obiettivo di rendere il quadro normativo maggiormente coerente con l’evoluzione della disciplina europea e, al contempo, più semplice e competitivo per gli operatori del mercato.Le modifiche interessano diversi ambiti della disciplina degli organismi di investimento collettivo e dei relativi gestori, intervenendo, tra l’altro, sui regimi autorizzativi e di vigilanza, sulle forme societarie utilizzabili, sulla disciplina dei gestori di minori dimensioni e sulle modalità di funzionamento di alcuni veicoli di investimento.Tra gli interventi di maggiore rilievo figura l’introduzione di una disciplina maggiormente organica dei gestori autorizzati e dei gestori di FIA che rientrano al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla normativa. Per questi ultimi viene delineato un regime di registrazione caratterizzato da requisiti e oneri proporzionati alle dimensioni e alla natura dell’attività svolta. La riforma mira così a favorire l’accesso al mercato e a ridurre gli oneri regolamentari per gli operatori di minori dimensioni, mantenendo adeguati presidi di tutela degli investitori.Particolare attenzione è inoltre dedicata alla disciplina delle SICAV e delle SICAF, attraverso una revisione delle disposizioni relative alla gestione interna ed esterna e una maggiore flessibilità in termini di struttura e operatività. Le modifiche interessano anche gli aspetti di governance e i rapporti tra gli organismi di investimento e i relativi gestori, con l’obiettivo di rendere tali strumenti maggiormente funzionali alle esigenze degli operatori e degli investitori.Un’ulteriore novità riguarda l’introduzione delle società di partenariato, una nuova forma societaria destinata, in particolare, a supportare gli investimenti nel settore del private equity e del venture capital. Il nuovo istituto si inserisce nel percorso di revisione delle forme giuridiche disponibili per gli investimenti alternativi e si accompagna al superamento della disciplina delle società di investimento semplice (SIS).La riforma interviene anche sulla disciplina dei FIA italiani, prevedendo una maggiore flessibilità per i fondi chiusi, anche con riferimento alle modalità di rimborso e alla durata degli strumenti. In particolare, viene ampliata la possibilità di prevedere meccanismi di rimborso anticipato e viene disciplinata la proroga della durata dei FIA per consentire il completamento delle operazioni di disinvestimento e liquidazione.Significativa è inoltre l’estensione della categoria degli investitori professionali, che comprende ora anche gli enti di previdenza obbligatoria e le Casse di previdenza. Tale intervento amplia la platea dei soggetti che possono accedere agli strumenti e alle opportunità di investimento riservati agli investitori professionali.Sul piano della vigilanza, la riforma ridefinisce e rafforza le competenze delle autorità, attribuendo a Banca d’Italia nuovi ambiti di intervento in relazione, tra l’altro, ai requisiti degli esponenti aziendali e dei partecipanti al capitale e ad alcune operazioni societarie. Vengono inoltre rafforzati alcuni strumenti di intervento e i poteri connessi alla revoca delle autorizzazioni.Le nuove disposizioni saranno applicabili, per la maggior parte degli interventi relativi alla gestione collettiva del risparmio, a partire dal 29 gennaio 2027. Entro tale data è attesa l’adozione delle necessarie disposizioni attuative da parte delle autorità di vigilanza. Per gli operatori attualmente interessati dal regime previsto dall’articolo 35-undecies del TUF è inoltre previsto un periodo transitorio durante il quale sarà necessario valutare il passaggio al nuovo regime autorizzativo o di registrazione.La riforma rappresenta quindi un passaggio rilevante per l’industria italiana del risparmio gestito e richiederà agli operatori una valutazione tempestiva degli effetti sulle proprie strutture e modalità operative. In particolare, SGR, SICAV, SICAF e gestori di FIA dovranno verificare il proprio inquadramento alla luce del nuovo quadro normativo e valutare gli eventuali interventi necessari in termini di autorizzazioni, governance, statuti, assetti organizzativi, procedure e sistemi di controllo.In questo contesto, comprendere tempestivamente le implicazioni della riforma e pianificare le attività di adeguamento consentirà agli operatori di affrontare la transizione verso il nuovo regime con un approccio strutturato, cogliendo al contempo le opportunità di maggiore flessibilità e competitività offerte dal nuovo quadro normativo.Per saperne di più visita il report
Trattamento IVA operazioni di gestione di crediti – Sentenza Tribunale Unione europea causa T-184/25
Con la sentenza del 17 giugno 2026, causa T-184/25, il Tribunale dell’Unione Europea ha esaminato il trattamento IVA applicabile ai servizi di gestione di crediti successivamente ceduti, soffermandosi in particolare sull’ambito dell’esenzione prevista dall’articolo 135, paragrafo 1, della direttiva 2006/112/CE (“direttiva IVA”).La controversia riguarda una società bancaria finlandese che, dopo aver concesso mutui immobiliari ai propri clienti, ha trasferito tutti i diritti e gli obblighi relativi ai mutui a una società controllata, non appartenente al medesimo Gruppo IVA. Nonostante la cessione, la società originaria ha continuato a gestire i rapporti con i mutuatari per conto della società cessionaria, svolgendo, tra le altre attività, il calcolo delle rate, degli interessi e delle commissioni, la gestione delle modifiche contrattuali e, ove previsto, i servizi di riscossione. Tali attività erano remunerate dalla società cessionaria sulla base dei costi sostenuti, maggiorati di un margine di profitto.La questione sottoposta al Tribunale riguardava, quindi, la possibilità di applicare l’esenzione IVA prevista per la “gestione di crediti da parte di chi li ha concessi” anche ai servizi resi dal soggetto che aveva originariamente concesso i finanziamenti, ma che, dopo averne trasferito i diritti a un terzo, continuava a gestirli per conto del cessionario.Il Tribunale ha ritenuto che l’esenzione non fosse applicabile. Pur rilevando alcune divergenze tra le diverse versioni linguistiche della direttiva IVA, i giudici hanno ritenuto che, a seguito della cessione, l’attività di gestione non si inserisca più nel rapporto giuridico originario tra concedente e mutuatario, ma sia svolta a beneficio del soggetto cessionario. Di conseguenza, i servizi di gestione prestati dalla società originaria alla società cessionaria costituiscono prestazioni di servizi rese a titolo oneroso e, pertanto, soggette a IVA.Il Tribunale ha inoltre escluso l’applicabilità delle ulteriori esenzioni previste dall’articolo 135, paragrafo 1, lettere c) e d), della direttiva IVA. In particolare, i servizi in questione non sono stati qualificati come assunzione di impegni, fideiussioni o altre garanzie, né come servizi aventi ad oggetto il trasferimento della proprietà di fondi o idonei a svolgere le funzioni specifiche ed essenziali di tale trasferimento.La pronuncia assume particolare rilievo nel contesto italiano, in quanto il principio espresso dal Tribunale appare, almeno secondo l’impostazione tradizionalmente adottata a livello nazionale, innovativo. La portata concreta della decisione non risulta, tuttavia, del tutto agevole da individuare, anche alla luce della non univoca descrizione della fattispecie contenuta nella sentenza e nelle conclusioni dell’Avvocato Generale. In particolare, non è pienamente chiaro se l’operazione riguardasse una vera e propria cessione di crediti oppure una diversa operazione di trasferimento dei contratti di mutuo, distinzione che può assumere rilevanza ai fini del relativo trattamento IVA.La questione appare particolarmente significativa con riferimento alle operazioni di cartolarizzazione dei crediti. Nell’ordinamento italiano, infatti, i servizi di servicing prestati dall’originator nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione disciplinate dalla legge n. 130/1999 beneficiano, al ricorrere delle condizioni previste, dell’esenzione IVA in quanto servizi di gestione dei crediti da parte dei soggetti che li hanno concessi. Tale impostazione è stata confermata dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 106/E del 17 novembre 2016.Sarà pertanto necessario valutare con attenzione l’effettiva portata della sentenza nel contesto dell’ordinamento IVA nazionale, soprattutto con riferimento alle operazioni di cartolarizzazione e ai relativi servizi di servicing. L’attuale orientamento dell’Agenzia delle Entrate, come risultante dalla citata risoluzione, appare comunque idoneo a fondare un legittimo affidamento, fino a un’eventuale modifica della posizione dell’Amministrazione finanziaria.Per saperne di più visita la pagina dedicata
CRD VI: il nuovo quadro normativo per le banche extra - UE operanti in Italia
CRD: VI le banche extra-UE sono pronte al cambiamento? L’entrata in vigore della nuova disciplina CRD: VI segna un passaggio rilevante per le banche di Paesi terzi che operano o intendono operare in Italia. Il nuovo quadro normativo introduce requisiti più stringenti in materia di autorizzazione, governance, vigilanza e operatività, con impatti significativi per succursali esistenti, operatori in libera prestazione di servizi e nuovi entranti. Quali sono le principali novità? Quali azioni è necessario avviare fin da ora per arrivare preparati alla scadenza dell'11 gennaio 2027? Nel nostro approfondimento analizziamo gli impatti della normativa e le sfide che attendono gli operatori del settore, evidenziando i passaggi chiave per un percorso di adeguamento efficace e conforme. Per saperne di più visita il report
Congiuntura Macroeconomica - Aprile/Giugno 2026
La Congiuntura Macroeconomica di PwC fornisce una sintesi aggiornata ed informata sulla situazione economica dell’Italia tramite l’analisi dei principali indicatori macroeconomici. Contiene inoltre approfondimenti specifici su temi di attualità di potenziale impatto per il nostro Paese e le imprese.La dinamica economica del secondo trimestre del 2026 ha continuato a risentire degli effetti del conflitto in Medio Oriente, scoppiato a fine febbraio. Tuttavia, le prospettive di un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti hanno contribuito a migliorare il clima di fiducia degli operatori economici e ad attenuare le pressioni sui prezzi dei beni energetici.Il prezzo del petrolio è infatti diminuito dai 117,3 $/bbl registrati ad aprile agli 86,1 $/bbl di giugno, mentre il gas naturale è sceso a 47,7 €/MWh nel mese di giugno dopo aver raggiunto i 52,5 €/MWh a marzo. Nonostante questo ridimensionamento, anche nell’ipotesi di un accordo che consenta la riapertura del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, le pressioni inflazionistiche potrebbero continuare a gravare sull’economia mondiale fino al pieno ripristino dell’operatività degli impianti e delle infrastrutture energetiche della regione. L’inflazione globale è pertanto prevista in aumento dal 4,1% del 2025 al 4,4% nel 2026, per poi rientrare al 3,7% nel 2027. Il persistere delle tensioni sui prezzi sta inoltre spingendo diverse banche centrali a rivedere i percorsi di allentamento monetario intrapresi nei mesi precedenti. La BCE è stata la prima a intervenire con un rialzo di 25 punti base dei principali tassi di riferimento, seguita dalla BOJ, che ha portato il costo del denaro ai livelli più elevati da oltre trent’anni. Per saperne di più scarica il report
29ª Global CEO Survey Health Industries Italia
La 29ª Global CEO Survey evidenzia un settore Health Industries in evoluzione, caratterizzato da prospettive di crescita ma anche da un contesto di crescente complessità. A livello globale sono stati intervistati circa 300 CEO del settore, di cui 30 in Italia.L'indagine mostra una visione positiva sulle opportunità di sviluppo, sostenuta dall'innovazione tecnologica, dall'intelligenza artificiale e dall'espansione verso nuovi ambiti di business. Allo stesso tempo, emergono sfide rilevanti legate all'adozione delle nuove tecnologie, alla disponibilità di competenze, alla resilienza organizzativa e alla necessità di ripensare i modelli di business.Le principali priorità dei CEO del settore Health Industries:Gestire i principali fattori di rischioI CEO italiani individuano tra le principali minacce per il prossimo futuro l'inflazione, il cambiamento tecnologico, la carenza di competenze e i rischi informatici. In questo scenario, cresce l'attenzione verso la capacità delle organizzazioni di adattarsi con rapidità all'evoluzione del mercato e dell'innovazione.Accelerare l'adozione dell'intelligenza artificialeL'AI rappresenta una leva strategica per la competitività del settore, ma permane un significativo divario tra ambizione e capacità di esecuzione. Molte organizzazioni non dispongono ancora di una roadmap strutturata, mentre investimenti, governance e disponibilità di competenze risultano spesso insufficienti per sfruttarne appieno il potenziale.Investire in competenze e cultura dell'innovazioneLa trasformazione tecnologica richiede competenze specialistiche e una cultura organizzativa orientata al cambiamento. In Italia la carenza di skill rappresenta uno dei principali ostacoli all'adozione dell'intelligenza artificiale, confermando il capitale umano come fattore determinante per sostenere crescita, innovazione e competitività.Espandersi verso nuovi mercati e modelli di businessLe aziende Health Industries stanno ampliando il proprio perimetro competitivo, sviluppando attività in settori nuovi o adiacenti al core business. Questa evoluzione consente di intercettare nuove opportunità di crescita, ma richiede anche una revisione dei modelli operativi e strategici."La contaminazione fra settori diversi, non necessariamente limitrofi, offre opportunità tangibili, ma incide sull’intensità della pressione competitiva e richiede scelte per ripensare i modelli di business tradizionali. Alcune aziende stanno già trasformando strategie e modelli, per competere in un contesto che evolve rapidamente, ma molte altre faticano a tenere il passo soprattutto nella capacità di tradurre l’innovazione tecnologica in cambiamento reale." Andrea Alessandri, Partner | Health Services Leader, PwC ItalyFare leva sulle operazioni di M&AFusioni e acquisizioni si confermano uno strumento strategico per accelerare la trasformazione, acquisire nuove competenze, accedere a tecnologie innovative, entrare in nuovi mercati e rafforzare la competitività delle organizzazioni.Adottare una visione di lungo periodoLa survey evidenzia come i CEO dedichino ancora gran parte del proprio tempo alla gestione delle priorità operative, mentre la capacità di anticipare le principali disruption rimane limitata. Rafforzare una prospettiva strategica di lungo termine diventa quindi essenziale per affrontare le trasformazioni demografiche, tecnologiche e sociali che stanno ridefinendo il settore."La portata, la velocità e la potenza dei trend in atto (demografici, tecnologici, di innovazione, di ruolo e aspettative degli utenti, etc.) stanno trasformando ogni settore, ma assumono un'importanza particolare in quello della salute e pongono una serie di sfide significative ai leader del settore sanitario. Questi devono andare oltre i cambiamenti incrementali e non limitarsi ad aggiungere nuove tecnologie ai modelli preesistenti, ma devono abbracciare un approccio alla trasformazione che ripensi i modelli di business, il posizionamento delle loro aziende rispetto alle esigenze di salute delle persone, il tipo di servizi da offrire, quali tecnologie adottare." Andrea Fortuna, Partner | Health Industries Leader, PwC ItalyLa trasformazione del settore Health Industries richiede un approccio strutturale che integri innovazione tecnologica, sviluppo delle competenze e visione strategica. Le organizzazioni che sapranno evolvere i propri modelli di business, valorizzare il capitale umano e cogliere le opportunità offerte dall'innovazione saranno meglio posizionate per generare valore sostenibile e guidare il cambiamento del settore.Per saperne di più visita la pagina dedicata
Dall’efficienza operativa alla creazione di valore: il futuro dei Global Business Services è “agentic”
I modelli di Global Business Services stanno vivendo una trasformazione profonda: dall’efficienza ottenuta tramite centralizzazione, outsourcing e offshoring si passa a un paradigma in cui dati, tecnologia e AI diventano il vero motore di valore. L’affermazione di modelli agentic-first, basati sulla collaborazione tra persone e AI agents, consente già oggi di automatizzare fino al 25–40% delle attività, ridurre tempi ed errori e migliorare qualità e reattività dei processi. Il contributo umano si sposta così da compiti ripetitivi ad attività di analisi, decisione e generazione di insight.Il vantaggio competitivo non risiede più nell’arbitraggio del costo del lavoro, ma nella capacità di integrare intelligenza nei processi: maggiore supporto alle decisioni, modelli operativi più resilienti, minore esposizione ai rischi geopolitici e ai costi emergenti, governance più solida anche in contesti distribuiti. Il focus passa quindi da dove viene svolto il lavoro a come viene eseguito e con quale livello di intelligenza.Per cogliere appieno il potenziale dell’agentic GBS, le organizzazioni devono ripensare il proprio modello operativo: processi end‑to‑end, integrazione scalabile dell’AI, nuove competenze in ambito data, automation e orchestration, workforce ibrida uomo‑AI. I primi risultati mostrano benefici concreti in termini di velocità, affidabilità e qualità delle decisioni.In Italia la trasformazione è avviata ma ancora eterogenea: molte realtà restano in fase pilota e faticano a scalare le soluzioni a livello enterprise. L’interesse verso Intelligent Automation e Agentic AI cresce, ma la sfida principale resta la scalabilità, soprattutto in un tessuto ricco di PMI.A livello globale, i GBS stanno evolvendo da centri di servizio a piattaforme strategiche di creazione del valore, capaci di supportare decisioni, innovazione e crescita. Per accelerare questa evoluzione emergono alcune priorità: concentrare le iniziative nelle aree a maggior valore immediato, valutare il business case in modo più ampio rispetto al solo costo del lavoro, rafforzare gli abilitatori di scala e alzare il livello di ambizione, passando rapidamente dalla sperimentazione alla piena industrializzazione.Il passaggio da “arbitrage” a “intelligence” segna una nuova fase per i GBS. Per le aziende italiane, la sfida non è più sperimentare, ma scalare: trasformare l’innovazione in vantaggio competitivo, industrializzando l’intelligenza nei processi e rendendo i GBS una leva strategica per competitività, resilienza e crescita.Per saperne di più visita la pagina dedicata