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La riforma dell’Archivio CNEL: dalla logica “formale” alla rilevanza “sostanziale”

Una riforma che introduce criteri oggettivi di rappresentatività, rafforza la trasparenza dei CCNL e rende l’Archivio CNEL un riferimento centrale per mercato del lavoro e appalti pubblici.La Commissione dell’Informazione del CNEL ha approvato all’unanimità, il 20 aprile 2026, il nuovo assetto dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi, dopo una sperimentazione avviata nell’aprile 2025. La riforma segna un passaggio rilevante: si supera la logica del semplice deposito per adottare un criterio fondato sulla rilevanza sostanziale dei contratti, misurata attraverso i dati occupazionali UniEmens INPS. La classificazione non dipende più dalle dichiarazioni delle parti, ma da informazioni amministrative verificabili, con benefici evidenti in termini di trasparenza e qualità del dato.Per accedere alla sezione principale dell’Archivio, dedicata ai “Contratti nazionali di settore vigenti o ultrattivi”, un CCNL deve raggiungere soglie minime di copertura occupazionale:almeno il 5% dei lavoratori in una divisione ATECO;almeno il 3% per i contratti plurisettoriali.Gli accordi che non raggiungono tali livelli non vengono esclusi, ma confluiscono nella sezione “Altri contratti”, che ne segnala la minore diffusione nel mercato del lavoro.Il quadro numerico illustrato dal Presidente CNEL restituisce un sistema fortemente polarizzato: 99 CCNL delle confederazioni maggiori coprono oltre il 97% dei 14,6 milioni di lavoratori privati, mentre più di 800 contratti minori incidono su una platea residuale. Questi dati ridimensionano la reale portata del dumping contrattuale, spesso percepito come più esteso di quanto non sia nella pratica.Un altro tassello della riforma è rappresentato dalle schede contratto standardizzate, già disponibili per il terziario. Offrono una rappresentazione omogenea dei principali istituti economici e normativi dei CCNL, secondo le categorie del Codice dei contratti pubblici. Si tratta di uno strumento che rafforza il ruolo dell’Archivio nelle procedure di appalto, in coerenza con il Protocollo CNEL–ANAC del 2025: le stazioni appaltanti possono infatti utilizzare l’Archivio sia per individuare il contratto applicabile, sia per svolgere il giudizio di equivalenza previsto dal Codice, oggi basato su parametri comparativi uniformi.La riforma si collega direttamente anche al D.L. 30 aprile 2026, n. 62, che introduce il concetto di “salario giusto” ancorato al trattamento economico complessivo dei CCNL maggiormente rappresentativi. Il decreto non definisce un salario minimo legale, ma rende il TEC del contratto leader un livello inderogabile. Da qui derivano tre effetti immediati per le imprese: l’obbligo di riportare sul cedolino il codice CNEL del CCNL applicato; la necessità di rispettare il TEC del contratto leader per accedere a bonus e incentivi; la rivalutazione automatica delle retribuzioni in caso di mancato rinnovo.In questo quadro, la nuova classificazione dell’Archivio svolge una funzione essenziale: consente di distinguere in modo oggettivo i contratti realmente rappresentativi da quelli marginali, fornendo il parametro istituzionale necessario per applicare correttamente le disposizioni del decreto.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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Silver economy da 400 mld: l’Italia verso il 35% di over 65

Over 65 al 35% entro 2050: silver economy italiana da 400 mld euroL’Italia, secondo paese più longevo al mondo con un’aspettativa di vita di 83,7 anni, conta oggi 14 milioni persone con età superiore ai 65 anni, pari al 24,7% della popolazione. Entro il 2050, questa quota balzerà al 35%, trainando una silver economy da oltre 400 miliardi di euro annui di reddito spendibile e che vede gli over 65 detenere oltre il 50% della ricchezza netta nazionale e generare oltre il 35% dei consumi. Eppure, persiste un forte divario tra domanda emergente e offerta di servizi specializzati per anziani: telemedicina, assistenza domiciliare, long-term care e abitazioni age-friendly, solo per fare qualche esempio, restano sottosviluppati in Italia rispetto ad altri paesi europei.È il quadro emerso nel primo incontro “Longevity Talks – For a Long Lifefulness”, evento promosso da PwC Italia in collaborazione con MDConcierge tenutosi presso la Torre PwC di Milano. Un confronto multidisciplinare sui driver demografici, tecnologici ed economici che ridefiniscono la longevità con focus su sanità, silver economy, AI, prevenzione personalizzata, mondo farmaceutico, assicurazioni e lifelong care.Nel corso del suo intervento, Andrea Fortuna, Partner PwC Italia e Healthcare Pharmaceuticals & Life Sciences Leader, ha presentato i principali trend demografici del Paese e gli indicatori che confermano il forte divario tra Italia ed Europa nella diffusione di servizi “age-friendly”. E’ emerso che il tasso di adozione della telemedicina tra gli over-65 si ferma a circa il 10% in Italia, mentre è pari al 40% in Germania e al 34% in Francia. Il divario è marcato anche nell’utilizzo di strumenti digitali che è pari al 47% per gli over 65 italiani contro una media del 74% a livello UE. A livello abitativo, l’80% delle case italiane non risulta adeguato alle esigenze della popolazione anziana, evidenziando un potenziale di mercato annuo per interventi di ristrutturazione “age-friendly” pari a oltre 2 miliardi di euro. Anche nei servizi di home care emergono gap significativi: solo il 10% degli over 65 in Italia beneficia di cure domiciliari, rispetto a una media europea del 28%, mentre, per citare un esempio di servizio in Italia tutto da sviluppare, la diffusione dei servizi di consegna pasti per anziani si ferma all’1%, contro il 12% nel Regno Unito. Infine, in campo assicurativo, appena il 2% della popolazione in Italia ha sottoscritto una polizza privata Long Term Care per far fronte alla perdita di autosufficienza.Andrea Fortuna, Partner PwC Italia e Healthcare, Pharmaceuticals & Life Sciences Leader, ha spiegato: “In Italia, paese tra i più longevi al mondo, la popolazione over 65 passerà dal 24,7% attuale al 35% entro il 2050. Le imprese, non solo del settore della salute ma potenzialmente di numerosi altri comparti, devono saper cogliere il potenziale della silver economy. E questo non sarà un mercato di nicchia ma una riconfigurazione dell’intera economia focalizzata sulle crescenti esigenze di persone sempre più longeve. Solo così si trasformerà la sfida demografica in opportunità di crescita economica”.Durante la discussione i relatori hanno sottolineato come l’inverno demografico e l’allungamento della vita rendano sempre meno sostenibili approcci frammentati, portando al centro della discussione la necessità di valorizzare una vita più lunga, mantenendola attiva, sana e integrata nei processi economici e sociali.Alessandro Grandinetti, Partner PwC Italia, Clients and Markets Leader: “Con oggi inizia un percorso legato alla definizione di un ecosistema relativo al tema della longevità, formato da diversi settori: oltre alla sanità, la tecnologia, la farmaceutica e la nutraceutica, il wellness, le infrastrutture e il real estate dedicato. Tale ecosistema è il risultato dell'interpretazione tempestiva di un fenomeno ormai consolidato, fatto di calo demografico e allungamento della vita. L'obiettivo è progettare un nuovo comparto dell'economia che ha un valore potenziale molto rilevante, vista la situazione demografica dell'Italia: il tipico esempio di come trasformare un problema in una concreta opportunità”.

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PwC Global & Italian M&A Trends in Energy, utilities and resources

Le previsioni del mercato M&A nei settori dell’energy, utilities and resources sono attese in progressivo miglioramento, sostenute dalla necessità di incrementare la taglia degli investimenti, dalla capacità di generare rapidamente cassa e dalla resilienza della filiera energetica.Il mercato globale delle operazioni di M&A nei settori Energy, Utilities & Resources si avvia verso un 2026 segnato da un cambiamento strutturale. L’espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center sta generando una domanda crescente di energia, acqua e materie prime, spingendo investitori e operatori a rivedere priorità, strategie e modelli di allocazione del capitale. Non si tratta di una normale fase espansiva, ma di una trasformazione profonda che ridefinisce il modo in cui gli asset vengono valutati, finanziati e scambiati lungo tutta la filiera EU&R.In questo scenario, tre fattori guideranno l’attività di M&A: la necessità di aumentare la scala degli investimenti, la capacità di generare rapidamente cassa e la resilienza delle infrastrutture energetiche. Gli investitori tenderanno a privilegiare asset in grado di offrire nuova capacità produttiva in tempi brevi e flussi di cassa prevedibili, con un’attenzione crescente alla sicurezza delle catene di approvvigionamento e al bilanciamento tra decarbonizzazione e redditività. L’interesse si concentrerà su generazione elettrica, gas, biogas, GNL e bio‑GNL, infrastrutture di rete e materie prime essenziali.Il capitale privato avrà un ruolo centrale: fondi di private equity e private debt, investitori sovrani e operatori industriali saranno chiamati a sostenere investimenti sia nella produzione e distribuzione di energia sia nelle infrastrutture digitali che abilitano l’AI. Si rafforzeranno modelli di co‑investimento che integrano capitale di lungo termine e competenze operative.Il contesto geopolitico rimane però un elemento di forte incertezza. L’escalation del conflitto in Medio Oriente sta già portando molti investitori a rivedere priorità allocative e tempistiche di esecuzione. Se le tensioni dovessero protrarsi, è plausibile attendersi un rallentamento dell’attività M&A, legato all’aumento dei prezzi energetici, al ritorno di pressioni inflazionistiche e a condizioni di finanziamento più rigide. Nonostante ciò, gli asset EU&R potrebbero mostrare una resilienza superiore rispetto ad altri settori, grazie alla loro crescente strategicità per la sicurezza degli approvvigionamenti.Come osserva Gianpaolo Chimenti, Partner Energy, Utilities & Resources Leader, Strategy& Italy, «Stiamo assistendo nei settori dell'energy, utilities and resources a un cambiamento strutturale, non semplicemente ciclico. L’Italia ha le condizioni per affermarsi come un hub europeo ad alto potenziale per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e digitali dedicate all’erogazione dei servizi di AI, con l’M&A come leva fondamentale di implementazione».A livello globale, nel 2025 il valore delle operazioni M&A nei settori EU&R ha raggiunto i 564 miliardi di dollari (+27% sul 2024), trainato da 20 megadeal superiori ai 5 miliardi. I settori più dinamici sono stati power & utilities e chemicals, mentre oil & gas ha registrato una contrazione sia nei volumi sia nel valore. Le Americhe si confermano l’area più attiva, con il 62% del valore totale delle operazioni.Come sottolinea Luca Colombo, Partner Energy, Utilities & Resources Leader, «La traiettoria resta fortemente esposta all’evoluzione del contesto geopolitico, ma i settori energy, utilities and resources potrebbero mostrare una maggiore resilienza, sostenuti dalla crescente strategicità delle infrastrutture critiche per la sicurezza degli approvvigionamenti».In Italia, il 2025 ha confermato la vivacità del settore power & utilities, che rappresenta il 58% delle operazioni EU&R. La frammentazione del mercato continua a favorire processi di consolidamento, come dimostrano l’integrazione degli asset di EF Solare da parte di Sorgenia o l’acquisizione di 117 impianti fotovoltaici da parte di Ardian Clean Energy Evergreen Fund. Cresce anche l’interesse per biometano e GNL, con operazioni rilevanti come l’acquisizione di Agriferr da parte di Kuwait Petroleum Italia e l’aumento della partecipazione di SNAM in OLT Offshore LNG Toscana.Nel 2026, l’attività M&A in Italia dovrebbe concentrarsi su secondary trading, riequilibrio dei portafogli e acquisizioni mirate in ambiti come biometano, rinnovabili, sistemi di accumulo, vendita di energia ed efficienza energetica. La proroga degli incentivi per il biometano e la definizione del quadro regolatorio FER X e MACSE contribuiranno a sbloccare nuovi progetti e a ridurre il rischio di execution.Il segmento della vendita di energia sta vivendo una trasformazione profonda, accelerata dall’ingresso di operatori provenienti da settori adiacenti e dall’evoluzione verso modelli multi‑servizio. In questo contesto, l’M&A diventa una leva essenziale per acquisire capability complementari, aumentare la scala e competere in un mercato sempre più integrato.Come evidenzia Ferruccio Maria Sapignoli, Partner M&A Energy, Utilities & Resources Specialist, «È ragionevole attendersi che questo scenario acceleri il consolidamento del segmento, spingendo gli operatori piccoli e medi a valutare aggregazioni o cessioni come leva per garantire continuità e competitività in un mercato che premia sempre più dimensione, integrazione e resilienza della filiera».Nel complesso, il 2026 si profila come un anno di ulteriore crescita per l’M&A nei settori EU&R, sostenuto da una domanda energetica in forte aumento e da asset infrastrutturali sempre più strategici, pur in un contesto geopolitico che richiederà prudenza, selettività e capacità di adattamento.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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Donne e Moda: il Barometro 2026

Moda italiana: 1 ruolo apicale su 3 alle donneNei CdA delle aziende associate a CNMI la presenza femminile è del 25,4%Le donne sono la metà degli occupati nel settore conciario e degli accessori, e quasi il 60% nel settore tessile e dell’abbigliamentoPMI artigiane: 3 CEO su 4 sono donneSono queste le principali evidenze dell’Osservatorio “Donne e Moda: il Barometro 2026”, promosso dall’Ufficio Studi di PwC Italia in collaborazione con “Il Foglio della Moda”.La ricerca, giunta alla 6°edizione, fotografa la presenza femminile e le mansioni ricoperte dalle donne lungo tutta la filiera del sistema moda, sia in termini quantitativi che qualitativi. Per realizzarla, PwC ha condotto un’analisi su più livelli coinvolgendo le principali associazioni di categoria:Le visure di 97 aziende associate alla Camera Nazionale della Moda Italiana evidenziano la partecipazione femminile negli organi societari (CdA, Collegi Sindacali, Procuratori);Gli ultimi dati disponibili di Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda mappano le mansioni della manodopera femminile nell’industria Tessile e Abbigliamento e nel settore Conciario e degli Accessori;Un’indagine su 105 piccole e medie imprese artigiane associate a CNA Federmoda e Confartigianato Imprese che rileva la presenza femminile nei comparti produttivi della filiera moda.Moda italiana: 1 ruolo apicale su 3 alle donneL’analisi delle visure di 97 aziende associate alla Camera Nazionale della Moda Italiana evidenzia una partecipazione femminile del 31,4% negli organi societari dei grandi marchi nel 2025 (+3,2 punti percentuali rispetto alla prima edizione del Barometro di sei anni fa).Le donne che hanno ricoperto posizioni apicali negli organi societari sono più giovani di oltre tre anni rispetto agli uomini nelle stesse posizioni. L’età media delle donne è infatti di 52 anni, rispetto ad una media di circa 56 anni per gli uomini.Guardando più in dettaglio alla composizione dei CdA, nel 2025 la presenza femminile ha raggiunto il 25,4%, crescendo di 4,1 punti percentuali dalla prima edizione del 2020. Nonostante ciò, dal 2023 la quota di donne nei CdA è lievemente decresciuta.Aumenta invece nel 2025 la presenza femminile nei Collegi Sindacali e tra i Procuratori, raggiungendo rispettivamente il 28,2% (+0,8 pp rispetto al 2024) e il 36,9% (+1,3 pp rispetto al 2024).L’occupazione femminile nel Tessile e Abbigliamento al 59,1%Secondo le rielaborazioni PwC sui dati raccolti da Confindustria Moda e Confindustria Moda Accessori sulle imprese della filiera, nel 2024 nei settori del Tessile e Abbigliamento presi complessivamente l’impiego di manodopera femminile è stato pari al 59,1% (contro il 59,3% del 2023). La media dell’industria manifatturiera mostra un’incidenza molto inferiore, pari al 29,0% nello stesso anno.Complessivamente nel settore Tessile e Abbigliamento, l’11% delle lavoratrici ha al massimo 29 anni, il 16,6% tra i 30-39 anni, il 27,6% tra i 40-49 anni, il 36,1% tra i 50-59 anni. L’8,7% ha oltre 60 anni.Donne nel TessileGuardando nel dettaglio al settore Tessile, nel 2024 le donne erano prevalentemente impiegate (59,3% del totale impiegati), seguite dalle operaie (45,5% del totale operai) e dalle apprendiste (48,9% del totale apprendisti). Le donne quadro rappresentano il 28% del totale, contro il 72% degli uomini, mentre nelle posizioni dirigenziali ammontano al 19,3% del totale, contro l’80,7% maschile.Abbigliamento: maggiore presenza femminileNell’Abbigliamento, nel 2024 le donne erano prevalentemente impiegate (73,6% del totale), seguite dalle apprendiste (71,1% del totale apprendisti) e dalle operaie (63,4% del totale). Le donne quadro raggiungono il 46,2% del totale, contro il 53,8% degli uomini, mentre nelle posizioni dirigenziali la quota femminile sale al 31,6% (contro il 68,4% maschile). Anche in questo segmento, la presenza femminile diminuisce nei quadri e nei ruoli dirigenziali.Nel settore conciario e degli accessori, la metà degli occupati è donnaNel settore conciario e degli accessori (calzaturiero, pelletteria, pellicceria, concia) si stima che il 50% degli occupati siano donne, pari a 72.564 addette. Di queste, l’8,4% ha un inquadramento contrattuale a tempo determinato, il 2,1% ricopre un ruolo esecutivo/dirigenziale, il 70,6% svolge mansioni operative e la restante parte si divide tra ruoli amministrativi e “altro”.PMI artigiane: 3 CEO su 4 sono donnePer completare la ricerca sull’occupazione femminile lungo l’intera filiera della moda, il Barometro 2026 di PwC include i risultati di un’indagine condotta su 105 piccole medie e imprese dell’artigianato italiano associate a CNA Federmoda e Confartigianato Imprese.L’80% delle aziende del campione ha una percentuale di lavoratrici donne pari o superiore al 60% (vs. 85% nel 2025, 77% nel 2024). Nell’ultimo anno nel 28% dei casi il campione intervistato ha visto aumentare la quota di donne dipendenti nella propria azienda, mentre nel 3% dei casi ha visto aumentare la quota di donne dirigenti. Guardando al futuro, il 24% delle imprese prevede un aumento di dipendenti donne nel prossimo anno, mentre il 9% prevede un aumento di dirigenti donne.Nelle imprese artigiane del settore della moda intervistate, 3 CEO su 4 sono donne (in lieve crescita rispetto al 2025 e in netta crescita rispetto al 2024). Secondo i rispondenti, le principali qualità che contraddistinguono le donne che occupano una posizione nel CdA sono le abilità organizzative (39%), le competenze tecniche (36%) e la visione strategica (33%).Le donne che ricoprono un ruolo dirigenziale lavorano principalmente nei dipartimenti di produzione (61%), amministrazione/contabilità (58%), design (42%) e vendite (32%). Inoltre, nel 72,5% dei casi le donne che partecipano al processo decisionale ricoprono più di un incarico di amministrazione, confermando i modelli di governance, per lo più di tipo familiare, delle PMI analizzate.Il 69% delle donne che ricoprono posizioni manageriali all’interno delle aziende nel settore moda ha più di 45 anni (in linea con i dati del 2025 e del 2024). Rispetto agli under 30: nessuna delle donne in posizioni manageriali ha meno di 30 anni, mentre tra gli uomini la percentuale è 6 volte più elevata.Welfare: parità salarialePer quasi la totalità degli intervistati (96%) non è presente una disparità salariale tra uomini e donne (un punto percentuale in più rispetto a 2024 e 2025). L’86% dei rispondenti dichiara che ci sono pari opportunità nei processi di selezione, dato in decrescita rispetto al 97% registrato nel 2025. Resta stabile, invece, rispetto all’anno scorso la quota di coloro che dichiarano parità di opportunità in termini di avanzamento di carriera (93%).Circa il 47% delle aziende artigiane ha dichiarato di non avere strumenti di welfare a sostegno della genitorialità. Tra chi dichiara di avere almeno uno strumento, la flessibilità oraria e di smart-working risulta lo strumento maggiormente diffuso (34%).In tema di diversity & inclusion: il 13% ha dichiarato di aver messo a punto una strategia DE&I all’interno della propria azienda e il 33% ha affermato di tenere conto di questi valori nella scelta di relazioni di business con clienti e fornitori.Erika Andreetta, Partner PwC Italia EMEA Luxury Community Leader, ha spiegato: “Questi dati raccontano una moda italiana fortemente al femminile nella manodopera e nelle PMI artigiane, dove tre CEO su quattro sono donne, ma ancora molto maschile nelle posizioni di vertice e nei CdA delle grandi aziende. Il 31,4% di presenza femminile negli organi societari è un segnale di progresso, ma resta un gender gap da superare, soprattutto nei ruoli dirigenziali e nelle fasce manageriali più giovani. Le imprese ci dicono di garantire pari opportunità e parità salariale, ma gli strumenti di welfare e di diversity & inclusion restano deboli: è il passo successivo che il settore deve compiere per trasformare il talento femminile in leadership strutturale”.

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Le Linee Guida interpretative della Commissione europea sul Regolamento Imballaggi (PPWR): cosa cambia per le imprese

Il 30 marzo 2026 la Direzione generale per l’Ambiente della Commissione europea ha pubblicato le Linee Guida interpretative sul Regolamento (UE) 2025/40 (“PPWR”), il nuovo quadro normativo europeo dedicato agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio. Il Regolamento, in vigore dall’11 febbraio 2025, diventerà pienamente applicabile dal 12 agosto 2026, data entro la quale tutti gli operatori della filiera dovranno adeguarsi ai nuovi requisiti.Il PPWR sostituisce la Direttiva 94/62/CE e introduce un sistema armonizzato in materia di sostenibilità, riciclabilità, etichettatura e responsabilità estesa del produttore (EPR), superando le differenze tra normative nazionali. La disciplina si applica a ogni tipologia di packaging, indipendentemente dal materiale, e coinvolge fabbricanti, importatori, distributori, produttori ai fini EPR, fornitori di servizi logistici e piattaforme online.Tra gli obblighi più rilevanti in vista del 12 agosto 2026 rientra il divieto di immettere sul mercato imballaggi destinati al contatto con alimenti contenenti PFAS oltre le soglie previste, insieme alla conferma dei limiti per i metalli pesanti (100 mg/kg). I fabbricanti dovranno inoltre predisporre e conservare per dieci anni (cinque per i monouso) la documentazione tecnica e le dichiarazioni di conformità, mentre i produttori saranno tenuti a iscriversi ai registri nazionali e a versare i contributi EPR per la gestione del fine vita degli imballaggi.Le nuove Linee Guida, elaborate sulla base del confronto con gli Stati membri e in attesa di adozione formale nelle diverse versioni linguistiche, mirano a chiarire i principali dubbi interpretativi del PPWR. Tra gli aspetti più significativi figurano il valore indicativo dell’Allegato I, che non determina automaticamente la natura di un articolo ma rimanda alla sua funzione; la distinzione tra fabbricante e produttore, con la precisazione che il titolare del marchio può essere considerato fabbricante anche se non produce fisicamente l’imballaggio; e il chiarimento relativo al settore HORECA, secondo cui l’obbligo di rendere disponibili entro il 2030 almeno il 10% delle bevande in imballaggi riutilizzabili riguarda l’offerta e non le vendite effettive. Le Linee Guida saranno inoltre accompagnate da un documento di FAQ aggiornato periodicamente.Con l’avvicinarsi della scadenza del 12 agosto 2026, le imprese della filiera degli imballaggi sono chiamate ad avviare un percorso strutturato di adeguamento. Tra le azioni prioritarie rientrano la verifica della propria qualifica soggettiva ai sensi del PPWR, l’audit degli imballaggi rispetto ai nuovi requisiti tecnici e di sostenibilità, la predisposizione della documentazione tecnica e delle dichiarazioni di conformità, il monitoraggio dell’istituzione dei registri nazionali dei produttori e il controllo della presenza di sostanze pericolose, con particolare attenzione ai PFAS negli imballaggi alimentari.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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Global Infrastructure Outlook 2025–50

 Che ruolo avranno le infrastrutture nel ridisegnare l’economia globale dei prossimi 25 anni?Il PwC Global Infrastructure Outlook 2050 evidenzia come le infrastrutture saranno uno dei principali fattori in grado di ridisegnare l’economia globale nei prossimi 25 anni. La crescita demografica, la transizione energetica, la digitalizzazione e la necessità di rendere più resilienti i sistemi esistenti stanno aprendo un nuovo ciclo di sviluppo infrastrutturale, destinato a trasformare profondamente società ed economie.Entro il 2050 saranno necessari oltre 150.000 miliardi di dollari di investimenti, con una spesa annua globale che passerà dagli attuali 4.400 a 6.900 miliardi di dollari. Una dinamica che riflette l’urgenza di modernizzare asset strategici e di costruire nuove reti in grado di sostenere domanda, produttività e sicurezza.Trasporti, energia e infrastrutture digitali rappresenteranno circa la metà degli investimenti mondiali. La mobilità richiederà interventi significativi sia nei mercati emergenti, dove la priorità è costruire nuove opere, sia nelle economie mature, impegnate in un profondo processo di rinnovo. Il settore energetico sarà trainato dall’elettrificazione e dal potenziamento delle reti, mentre il digitale vivrà una crescita particolarmente intensa: gli investimenti in data center raddoppieranno in tre anni, raggiungendo 252 miliardi di dollari nel 2027, spinti dall’intelligenza artificiale e dalla crescente domanda di capacità di calcolo.Lo sviluppo sarà tuttavia eterogeneo. I Paesi emergenti continueranno a espandere le proprie infrastrutture per sostenere urbanizzazione e crescita economica, mentre Europa e Nord America si concentreranno sulla modernizzazione dell’esistente, con un’attenzione crescente a resilienza climatica, sicurezza energetica e difesa.In questo contesto, l’Italia si posiziona oggi al 4° posto in Europa per investimenti infrastrutturali, con circa 50 miliardi di dollari nel 2024. Le proiezioni di lungo periodo indicano però il rischio di una progressiva perdita di centralità, legata a vincoli fiscali, dinamiche demografiche e bassa crescita potenziale. Entro il 2050, trasporti, energia e difesa rappresenteranno circa il 70% della spesa nazionale.La nuova generazione di infrastrutture sarà caratterizzata da sistemi intelligenti, interconnessi e adattivi, capaci di anticipare la domanda, ottimizzare l’allocazione delle risorse e generare incrementi strutturali di produttività lungo tutta la catena economica. Come sottolinea Paolo Guglielminetti, Partner PwC Italia: “Ci troviamo a un punto di svolta: un nuovo ciclo di investimenti infrastrutturali, per ampiezza e profondità, diverso da tutti i precedenti. La prossima generazione di infrastrutture sarà intelligente, interconnessa e adattiva, capace di anticipare la domanda, allocare le risorse in modo dinamico e generare incrementi strutturali di produttività lungo tutti i settori dell'economia.”Per approfondire la lettura visita la pagina dedicata

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Congiuntura Macroeconomica | Gennaio - Marzo 2026

La Congiuntura Macroeconomica di PwC fornisce una sintesi aggiornata ed informata sulla situazione economica dell’Italia tramite l’analisi dei principali indicatori macroeconomici. Contiene inoltre approfondimenti specifici su temi di attualità di potenziale impatto per il nostro Paese e le imprese.Alla fine di febbraio, l’inizio di una nuova serie di tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha determinato una revisione delle prospettive di crescita economica e delle dinamiche inflazionistiche a livello globale.I prezzi di petrolio e gas, infatti, hanno registrato dei rialzi significativi: a marzo, il prezzo medio del Brent è cresciuto del +43,9% rispetto alla media di febbraio, mentre il gas è aumentato del 49,6% circa. Se dovesse protrarsi a lungo, l’aumento dei prezzi dell’energia è destinato a tradursi in una forte accelerazione dell’inflazione. Non a caso, le proiezioni più recenti mostrano una revisione significativa al rialzo delle stime inflazionistiche rispetto alle valutazioni precedenti al conflitto.Negli Stati Uniti, l’inflazione nel 2026 è ora attesa attestarsi al +4,2%, con un incremento di +1,2 punti percentuali (p.p.) rispetto alle previsioni pre-conflitto. Nell’Area euro, l’inflazione prevista sale al +2,6% (+0,7 p.p.), mentre in Cina è attesa al +1,3% (+1,0 p.p.) e in India al +5,1% (+1,7 p.p.). Qualora tali dinamiche venissero confermate, l’aumento dei prezzi avrebbe inevitabili ripercussioni anche sulle prospettive di crescita economica.Scarica il report per saperne di più

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Commercialità ai fini PEX e società operanti nel settore energetico: Risposta a Interpello n.97/2026

Con la Risposta n. 97/2026, l’Agenzia delle Entrate ha valutato se le tre società veicolo (“Società Beta”), attive nello sviluppo di sistemi di accumulo energetico BESS, possedessero il requisito della commercialità previsto dall’art. 87, comma 1, lett. d) del TUIR, necessario per applicare il regime di participation exemption (PEX) alla plusvalenza generata dalla loro cessione da parte della holding Alfa.Le Società Beta, costituite nel marzo 2024 e interamente partecipate da Alfa, avevano acquisito da Gamma, altra società del gruppo, tre progetti BESS in fase embrionale. Gamma aveva già svolto tutte le attività preliminari: studi, ricerca dei siti, autorizzazioni e richieste di connessione alla rete. Dopo l’acquisizione, le Beta sono subentrate nei progetti, con Gamma impegnata a supportarle fino al raggiungimento dello stato “Ready to Build”. Una volta ottenuto tale status, Alfa ha ceduto le partecipazioni realizzando una plusvalenza.L’Agenzia, pur richiamando il principio secondo cui nel settore energetico anche le attività di sviluppo e autorizzazione possono costituire esercizio d’impresa, ha concluso che nel caso concreto il requisito della commercialità non risulta soddisfatto. Le ragioni principali sono:Le Società Beta non dispongono di una struttura operativa idonea, neppure potenziale, a soddisfare la domanda del mercato in tempi ragionevoli;le attività preparatorie e di sviluppo sono state svolte quasi integralmente da Gamma e da una società terza incaricata tramite accordo quadro, mentre le Beta non hanno svolto attività operative significative in proprio;Non sono state fornite informazioni su finanziamenti e tempistiche di realizzazione degli impianti.L' Agenzia ribadisce che, sebbene nel settore energetico le attività di start‑up possano integrare l’esercizio dell’impresa, esse devono essere direttamente riconducibili alla società ceduta, che deve essere dotata di una struttura operativa almeno potenzialmente idonea ad avviare il processo produttivo. Poiché ciò non avviene nel caso delle Società Beta, la plusvalenza realizzata da Alfa non può beneficiare del regime PEX.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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29ª Global CEO Survey - Consumer Markets Italia

La 29ª Global CEO Survey ha raccolto le risposte di 1.093 CEO del settore Consumer Markets (CM) nel mondo, di cui 39 in Italia. Il settore si trova oggi in un contesto caratterizzato da pressioni esogene, dalla polarizzazione delle minacce e da una crescente complessità competitiva.In questo scenario, i CEO italiani mostrano un atteggiamento più prudente rispetto ai colleghi internazionali: solo il 25% prevede una crescita del fatturato nei prossimi 12 mesi, a fronte di una fiducia globale leggermente più elevata. Questa cautela riflette sia fattori esterni sia fragilità interne.Dal punto di vista delle minacce, in Italia pesano soprattutto i dazi e l’instabilità macroeconomica, mentre a livello globale prevalgono i timori legati a conflitti geopolitici. A queste pressioni si aggiungono criticità interne rilevanti, tra cui emerge il tema della leadership, spesso percepita come non pienamente adeguata ad affrontare la complessità attuale, insieme alla difficoltà di gestire i costi del lavoro e alla lentezza della trasformazione tecnologica.Un limite importante è l’eccessiva focalizzazione sul breve termine: i CEO dedicano molto meno tempo a strategie di lungo periodo, riducendo così la capacità di innovare e prepararsi ai cambiamenti futuri. Questo si riflette anche su alcuni ostacoli operativi chiave:strutture organizzative poco efficienti;difficoltà nell’attrarre e trattenere talenti;processi burocratici complessi.Sul fronte dell’intelligenza artificiale, le aziende italiane mostrano un forte interesse ma un livello di adozione ancora limitato. Il divario rispetto ai benchmark globali è legato soprattutto alla mancanza di competenze, a una governance non ancora strutturata e a infrastrutture tecnologiche non sempre adeguate. Ne emerge una distanza significativa tra ambizione e capacità di esecuzione.Anche la cosiddetta “reinvention”, ovvero l’espansione verso nuovi settori e modelli di business, è ancora in fase iniziale in Italia. Tuttavia, cresce l’importanza delle operazioni di M&A, considerate una leva strategica per acquisire competenze, colmare gap tecnologici e accelerare la crescita.Nel complesso, il settore Consumer Markets italiano appare ricco di potenziale ma frenato da limiti strutturali. Per ridurre il divario con il contesto internazionale sarà fondamentale rafforzare la leadership, investire in tecnologia e competenze, semplificare i processi e adottare una visione più orientata al lungo periodo.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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