Value in Motion, lo studio di PwC
Secondo lo studio “Value in Motion” di PwC, l’intelligenza artificiale potrebbe avere sull’economia mondiale un impatto paragonabile a quello della Seconda rivoluzione industriale. L’adozione su larga scala di queste tecnologie potrebbe infatti portare il PIL globale a crescere fino al 15% entro il 2035 rispetto ai livelli attuali, equivalenti a circa un punto percentuale di crescita economica aggiuntiva all’anno rispetto alle tendenze recenti. Tuttavia, questo risultato non è scontato: se la fiducia nelle nuove tecnologie e la qualità della governance restassero limitate, l’aumento del PIL potrebbe ridursi all’8% o, nello scenario più pessimista, fermarsi intorno all’1%.Il report evidenzia che queste stime riflettono una profonda riconfigurazione dell’economia globale. PwC stima che già nel 2025 circa 7,1 trilioni di dollari di flussi di cassa potrebbero spostarsi tra settori e aree geografiche, con il valore economico che tenderà a concentrarsi nelle aziende capaci di sviluppare piattaforme tecnologiche e modelli di business cross-settore. Tra i comparti più dinamici emergono, oltre all’intelligenza artificiale, la mobilità elettrica e le smart city, dove convergono industrie diverse, dalle utility alle infrastrutture digitali, fino alle telecomunicazioni e alla cybersecurity. Il Business Model Reinvention Pressure Index elaborato da PwC conferma questa tendenza, stimando oltre 7.000 miliardi di euro di ricavi “in movimento” tra settori.Uno dei principali canali attraverso cui l’IA potrebbe sostenere la crescita è la produttività. Secondo PwC, i settori con una maggiore penetrazione dell’intelligenza artificiale registrano incrementi di produttività quasi cinque volte superiori rispetto ai comparti meno digitalizzati. Allo stesso tempo, i ruoli che richiedono competenze legate all’IA possono ottenere premi salariali fino al 25%, segnalando come il valore generato non derivi solo dall’automazione ma anche dall’aumento del valore aggiunto per lavoratore. Oggi le applicazioni più mature dell’IA si concentrano in finanza, sanità, manifattura e servizi, dove il digitale tende ad amplificare le capacità umane. Tuttavia, senza programmi di reskilling e politiche del lavoro adeguate, il vantaggio competitivo rischia di concentrarsi in poche grandi imprese.Il report evidenzia anche alcuni fattori di rischio. Il primo riguarda la fiducia nelle tecnologie: attualmente solo un CEO su otto dichiara di aver ottenuto benefici economici misurabili dai progetti di intelligenza artificiale, segno che molte iniziative restano ancora sperimentali o frammentate. Senza una solida base di dati, infrastrutture sicure e un quadro normativo chiaro, l’adozione dell’IA potrebbe rimanere confinata a progetti pilota. Come ha osservato Alessandro Grandinetti, Partner di PwC Italia, «nell’era dell’IA l’immobilismo non paga»: le organizzazioni che riusciranno a scalare rapidamente modelli affidabili e trasparenti saranno quelle in grado di generare valore.Un ulteriore elemento che potrebbe limitare il dividendo economico dell’IA è rappresentato dal cambiamento climatico. Le simulazioni di PwC indicano che i rischi climatici potrebbero ridurre l’economia globale fino al 7% entro il 2035 rispetto a uno scenario senza shock ambientali. Inoltre, la diffusione dell’intelligenza artificiale comporterà un aumento dei consumi energetici dei data center, con una domanda di energia prevista in crescita tra il 18% e il 21% nel prossimo decennio. Per questo motivo, l’IA dovrà diventare anche parte della soluzione, contribuendo a ottimizzare reti energetiche, logistica e processi industriali per ridurre emissioni, sprechi e costi energetici.Infine, lo studio evidenzia alcune implicazioni per Italia ed Europa. Nel nostro Paese molti CEO prevedono una crescita dell’economia globale ma riconoscono di non aver ancora trasformato l’adozione dell’IA in benefici concreti per le proprie aziende, pur vedendo nella transizione verso Industria 5.0 un importante motore di sviluppo. L’Italia dispone tuttavia di alcuni punti di forza, tra cui una filiera avanzata nelle energie rinnovabili, una forte cultura del riciclo e una significativa capacità computazionale nel contesto europeo. La sfida sarà supportare PMI e grandi imprese nella trasformazione dei modelli di business e investire in competenze e infrastrutture digitali sostenibili, integrando politiche industriali, regolamentazione dell’IA e strategie ESG. Solo così la crescita delineata dal report “Value in Motion” di PwC potrà tradursi in un vantaggio economico duraturo.
PwC Global & Italian M&A Trends nel Real Estate
Nel 2025, il mercato immobiliare italiano ha evidenziato una performance particolarmente solida, raggiungendo volumi di investimento superiori a 12,6 miliardi di euro, il valore più elevato registrato negli ultimi sei anni.Secondo il PwC Global & Italian M&A Trends Real Estate e Outlook 2026, nel 2025 il mercato immobiliare italiano ha registrato una performance solida, con volumi di investimento superiori a 12,6 miliardi di euro, il livello più alto degli ultimi sei anni e in crescita del 28% rispetto al 2024. Il risultato è stato sostenuto da un quarto trimestre particolarmente dinamico, che da solo ha generato circa 4,5 miliardi di euro di investimenti.Tra le diverse asset class, il retail si è confermato il principale segmento per volumi, con 3,5 miliardi di euro nel 2025 e una crescita del 49% su base annua. Il settore hospitality ha registrato investimenti per circa 2,4 miliardi di euro (+20%), sostenuti soprattutto da operazioni di riconversione di immobili di pregio in strutture ricettive di lusso rivolte a una clientela internazionale. Anche la logistica ha proseguito il proprio percorso di crescita, raggiungendo 2,2 miliardi di euro di investimenti (+29%), grazie alla forte domanda di asset core da parte degli investitori internazionali.Il comparto office ha mostrato segnali di ripresa nel quarto trimestre, con circa 700 milioni di euro di investimenti, anche se il totale annuo si attesta a 2 miliardi di euro, registrando una lieve flessione rispetto al 2024. Milano si conferma il principale mercato di riferimento, seguita da Roma. Parallelamente, i segmenti living e alternative stanno acquisendo un peso crescente nelle strategie degli investitori, con 2,5 miliardi di euro complessivi di investimenti (+51%). In particolare, lo student housing ha visto raddoppiare i volumi, mentre comparti come healthcare e data center continuano ad attrarre capitale.A livello europeo, l’indagine Emerging Trends in Real Estate Europe 2026 realizzata da PwC e ULI evidenzia come i flussi di capitale si stiano orientando verso mercati considerati più resilienti. In questo contesto Milano si posiziona al 7° posto tra le città europee per prospettive di investimento, superando città come Barcellona, Francoforte e Amburgo, mentre Roma sale al 16° posto, grazie alla carenza di uffici prime e alle opportunità nel segmento residenziale.Guardando ai prossimi anni, lo studio individua nei data center il segmento con le migliori prospettive di investimento per il 2026, seguito dalle nuove infrastrutture energetiche e dagli alloggi per studenti. Anche comparti come appartamenti serviti e sanità mostrano prospettive positive, riflettendo l’evoluzione della domanda verso asset alternativi e infrastrutture strategiche.Il contesto macrofinanziario resta un fattore determinante. Dopo la fase di rialzo dei tassi tra il 2022 e il 2023, il mercato ha registrato una compressione dello spread tra cap rate e tasso risk-free, dovuta alla stabilizzazione dei rendimenti obbligazionari. Questo scenario riduce il premio di illiquidità e rende più selettive le decisioni di investimento, spingendo gli operatori a concentrarsi su asset con fondamentali solidi, come posizione, qualità dei conduttori e conformità agli standard ESG.Il mercato mostra inoltre una crescente polarizzazione tra asset core e strategie value-add. Sebbene queste ultime restino diffuse (47% degli operatori), si osserva una ripresa delle strategie core, oggi preferite dal 38% degli investitori, rispetto al 21% del 2024.Come sottolinea Antonio Martino, Partner PwC Italia e Real Estate Advisory Leader, in un contesto caratterizzato da spread più contenuti le opportunità di generare valore attraverso la compressione dei rendimenti risultano limitate. La performance degli investimenti dipenderà quindi soprattutto dalla crescita dei canoni di locazione e da una gestione attiva degli asset, attraverso attività di riposizionamento, rilocazione e ottimizzazione dei costi.Anche sul fronte della leva finanziaria è attesa maggiore prudenza. Con spread più ridotti, aumenti anche contenuti del costo del capitale possono incidere sulla redditività degli investimenti. Per questo motivo è probabile che gli operatori adottino rapporti loan-to-value più contenuti, preservando maggiore flessibilità finanziaria in un contesto di mercato più selettivo.Per saperne di più visita la pagina dedicata
PwC Global & Italian M&A trends Consumer Markets
Le aziende Consumer stanno rivedendo i loro portafogli con l’obiettivo di dismettere brand e business che mancano di scala o non rientrano più nelle priorità strategiche, per aumentare gli investimenti sui brand in crescita o che permettono di acquisire un chiaro vantaggio competitivo.Il mercato globale delle fusioni e acquisizioni nel settore Consumer ha chiuso il 2025 con volumi complessivamente stabili, ma con una forte crescita del valore delle operazioni. Secondo le analisi PwC, il valore complessivo dei deal ha raggiunto 380 miliardi di dollari, segnando un incremento del 32% su base annua, trainato soprattutto da mega-operazioni negli Stati Uniti. In questo contesto, l’Italia si è distinta con una dinamica particolarmente positiva, registrando un aumento sia nel numero di operazioni sia nel valore complessivo delle transazioni.Nel mercato italiano, il valore dei deal ha raggiunto 9,4 miliardi di dollari, con una crescita del 38% rispetto al 2024, mentre i volumi sono aumentati del 17%. Il risultato è stato sostenuto anche dalla presenza di quattro operazioni con valore superiore al miliardo di euro, che hanno contribuito a rafforzare il peso dell’Italia nel panorama europeo del settore Consumer.Come sottolinea Emanuela Pettenò, Partner PwC Italia e Consumer Markets Leader, le strategie degli operatori si stanno orientando sempre più verso brand globali e piattaforme scalabili, capaci di operare con efficienza sui mercati internazionali grazie a modelli operativi più snelli. In questo scenario, nel 2026 è attesa un’accelerazione delle operazioni di spin-off e carve-out da parte delle grandi corporate, che potrebbero attrarre l’interesse di operatori strategici, fondi di private equity e investitori specializzati in operazioni di distressed M&A.Nonostante l’aumento dei deal annunciati in Italia, arrivati a 416 operazioni, si è registrato un lieve rallentamento nel numero di transazioni effettivamente concluse. Il Private Equity continua comunque a svolgere un ruolo centrale nel mercato, rappresentando circa il 44% delle operazioni complessive, per un valore pari a 3,3 miliardi di dollari. Tra le operazioni più significative spicca l’acquisizione della maggioranza del marchio Golden Goose da parte del fondo cinese HSG, con una valutazione di circa 2,5 miliardi di dollari.Dal punto di vista settoriale, il 2025 ha evidenziato trasformazioni rilevanti all’interno del comparto Consumer. Nel Fashion, pur in un contesto di rallentamento della domanda, si sono affermate operazioni orientate alla crescita dimensionale e al consolidamento tra grandi brand. Il settore Food & Beverage ha invece visto numerose multinazionali impegnate nel riposizionamento dei propri portafogli, con la dismissione di marchi locali e una maggiore concentrazione su brand globali e prodotti legati ai trend di salutismo e convenienza. Al contrario, comparti come Beauty e Consumer Health hanno dimostrato una forte resilienza, sostenuti dall’invecchiamento della popolazione e dal crescente interesse dei consumatori per il benessere personale.Le prospettive per il 2026 indicano un possibile rafforzamento dell’attività di M&A nel settore Consumer, favorito da un contesto macroeconomico più stabile e dall’attesa di ulteriori riduzioni dei tassi di interesse. Tra le strategie più rilevanti emergono la razionalizzazione dei portafogli aziendali tramite carve-out di attività non core e una crescita delle operazioni di take-private. La sottovalutazione di molte società quotate, in particolare nei settori Retail e Fashion, potrebbe infatti spingere i fondi di private equity a procedere con operazioni di delisting su brand solidi ma temporaneamente sotto pressione.Per saperne di più visita la pagina dedicata
USA – Sentenza IEEPA: implicazioni operative, sviluppi recenti e priorità per le Imprese Italiane
La Corte Suprema USA ha stabilito che l’IEEPA non è una base giuridica valida per imporre dazi, riaffermando che il potere tariffario spetta al Congresso. Di conseguenza, i dazi introdotti esclusivamente su tale base (inclusi i “reciprocal tariffs”) presentano un rischio giuridico strutturale. La decisione non riguarda invece le misure adottate ai sensi della Section 232 o della Section 301.Sugli effetti retroattivi la Corte non si è espressa: non sono previsti rimborsi automatici e le eventuali richieste, in capo all’importer of record, si prospettano lunghe e complesse. Il fattore tempo sarà cruciale per limitare il rischio di “value leakage”.L’Amministrazione USA ha reagito introducendo un dazio temporaneo del 10% per 150 giorni ai sensi della Section 122 (con possibile aumento al 15%), chiudendo formalmente le misure IEEPA ma spostando il rischio su nuove basi giuridiche. Il nuovo dazio ha un perimetro ampio ma con esclusioni rilevanti (tra cui energia, alcune materie prime, farmaci, specifiche categorie elettroniche e beni già soggetti a Section 232, oltre ai prodotti USMCA-compliant).Nel complesso, il rischio tariffario non viene eliminato ma cambia natura: meno misure generalizzate d’emergenza e più interventi mirati e settoriali.Per i gruppi italiani attivi negli USA le priorità sono:valutare l’esposizione alle importazioni interessate;definire una strategia sui potenziali rimborsi;analizzare impatti economici, contrattuali e fiscali;monitorare l’evoluzione normativa (Section 122, 232, 301);coordinare funzioni doganali, legali, fiscali e supply chain.Per saperne di più visita la pagina dedicata
2025 e Outlook 2026 PwC Global and Italian M&A trends
Il mercato M&A mostra segnali di ripresa nel 2025, trainato dai mega‑deal e dall’intelligenza artificiale, che sta ridisegnando strategie, investimenti e criteri valutativi. In Italia cresce il numero di operazioni annunciate, con Financial Services in forte espansione, ma calano quelle chiuseNel corso del 2025 il mercato globale delle operazioni di fusione e acquisizione ha mostrato segnali di progressiva ripresa dopo una fase caratterizzata da incertezza macroeconomica e volatilità. A fronte di un numero complessivo di operazioni sostanzialmente stabile, il valore totale delle transazioni è cresciuto in maniera significativa, evidenziando una forte concentrazione nei mega-deal e nelle operazioni strategiche di maggiore dimensione. Questa dinamica riflette un contesto in cui le aziende privilegiano acquisizioni mirate, capaci di generare trasformazioni strutturali e vantaggi competitivi di lungo periodo, piuttosto che un aumento generalizzato dei volumi.Tra i principali driver del mercato emerge il ruolo sempre più centrale dell’intelligenza artificiale, che sta ridefinendo le strategie di investimento e i criteri di valutazione aziendale. L’AI rappresenta al tempo stesso un ambito di investimento diretto e un fattore abilitante che influenza l’intero processo di dealmaking, dalla selezione dei target alla due diligence fino alle decisioni strategiche post-acquisizione. Gli ingenti investimenti previsti nelle infrastrutture tecnologiche e digitali potrebbero nel breve periodo assorbire parte della liquidità disponibile, ma nel medio-lungo termine sono destinati a favorire una nuova fase di crescita del mercato grazie all’aumento della produttività e dell’innovazione.Dal punto di vista geografico, il mercato continua a essere guidato dalle economie più mature, mentre diverse aree emergenti mostrano segnali di rafforzamento e maggiore dinamismo. A livello settoriale, tecnologia, servizi finanziari e industria manifatturiera si confermano tra i comparti più attivi, con operazioni spesso orientate all’acquisizione di competenze digitali, innovazione e capacità operative strategiche.In Italia si osserva un incremento delle operazioni annunciate e del valore complessivo delle transazioni, a conferma di un rinnovato interesse da parte degli investitori strategici e finanziari. Tuttavia, il numero di deal completati evidenzia una contrazione, dovuta anche a tempistiche di esecuzione più lunghe e a un contesto ancora selettivo. I servizi finanziari rappresentano uno dei principali motori dell’attività M&A nazionale, affiancati da altri settori dinamici come le health industries e le operazioni di maggiore dimensione, che contribuiscono in modo significativo al valore complessivo del mercato.Il quadro macroeconomico rimane un fattore determinante per l’evoluzione futura. Le aspettative di graduale riduzione dei tassi di interesse e una maggiore stabilizzazione del contesto economico potrebbero favorire un incremento dell’attività nei prossimi mesi, mentre le tensioni geopolitiche e la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento continuano a influenzare le strategie aziendali. In questo scenario, le acquisizioni vengono sempre più utilizzate come leva per accelerare la trasformazione digitale, entrare in nuovi mercati e rafforzare la resilienza operativa.Le prospettive per il 2026 indicano una prosecuzione dell’attività M&A, con operazioni sempre più selettive e orientate alla creazione di valore strategico. L’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale continueranno a rappresentare i principali fattori di trasformazione, contribuendo a ridefinire le priorità degli investitori e le dinamiche competitive del mercato.Per sapere di più visita la pagina dedicata
Direct Reporting - Provvedimento della Banca d'Italia 2016/02/16
Il Direct Reporting è il sistema di segnalazioni statistiche richiesto dalla Banca d’Italia alle imprese residenti per raccogliere informazioni economiche e finanziarie rilevanti ai fini delle analisi macroeconomiche, della politica monetaria e del monitoraggio della stabilità finanziaria, in coordinamento con la Banca Centrale Europea e il Sistema Europeo delle Banche Centrali. Come evidenziato dal report di PwC, le imprese soggette agli obblighi di segnalazione vengono individuate sulla base di specifici criteri, tra cui dimensione aziendale, fatturato, struttura societaria e livello di internazionalizzazione, e ricevono un profilo segnaletico che definisce contenuti e periodicità delle comunicazioni richieste.Gli aggiornamenti introdotti con l’edizione di dicembre 2025, applicabili a partire da marzo 2026, mirano a migliorare la qualità e il livello di dettaglio delle informazioni raccolte. In particolare, viene rafforzata la rilevazione delle transazioni relative ai servizi, con maggiore focus sulle operazioni infragruppo e su quelle connesse agli intangibili e alla proprietà intellettuale. Contestualmente viene recepita la nuova classificazione ATECO 2025 e vengono richiesti ulteriori dettagli sulle operazioni di ristrutturazione societaria. Tra gli adempimenti preliminari assume rilievo l’aggiornamento della rubrica delle partecipazioni, che deve essere allineata ai nuovi standard classificatori.Il sistema prevede diverse tipologie di segnalazioni, tra cui quelle relative agli eventi finanziari mensili, alle operazioni finanziarie mensili (come prestiti, depositi e strumenti derivati), alle consistenze finanziarie annuali verso controparti estere e alle transazioni trimestrali non finanziarie, incluse prestazioni di servizi e trasferimenti internazionali. La combinazione di tali rilevazioni determina i diversi profili di reporting assegnati alle imprese. In determinate situazioni, come nel caso di trasferimento della sede legale o fiscale all’estero, può emergere anche un obbligo di reporting multiplo verso più giurisdizioni.Come sottolineato nel report, l’evoluzione normativa e operativa degli ultimi anni ha reso il framework di Direct Reporting sempre più articolato, con conseguenti impatti organizzativi e operativi per le imprese, soprattutto quando le funzioni amministrative e finanziarie sono centralizzate al di fuori dell’Italia. Il mancato rispetto degli obblighi segnaletici o l’invio di dati incompleti o non corretti può comportare l’applicazione di sanzioni amministrative e la pubblicazione dei relativi provvedimenti da parte della Banca d’Italia.Per saperne di più scarica il report
Congiuntura Macroeconomica, lo studio di PwC
La Congiuntura Macroeconomica di PwC fornisce una sintesi aggiornata ed informata sulla situazione economica dell’Italia tramite l’analisi dei principali indicatori macroeconomici. Contiene inoltre approfondimenti specifici su temi di attualità di potenziale impatto per il nostro Paese e le imprese.Nel terzo trimestre del 2025, l’economia globale mostra una crescita moderata in un contesto ancora segnato da volatilità e tensioni commerciali. Dopo la spinta temporanea del front‑loading nella prima metà dell’anno, l’attività mondiale rallenta e la crescita prevista dal FMI si attesta al 3,2% nel 2025 ed è prevista al 3,1% nel 2026, con revisioni al ribasso per le economie avanzate a causa dell’inasprimento delle barriere commerciali.Negli Stati Uniti, il PIL cresce del 2,0% nel 2025 e si prevede un +2,1% nel 2026, sostenuto dall’OBBBA ma frenato dal mercato del lavoro stagnante, mentre l’inflazione scende al 2,4% ed è attesa all’1,8% nel 2026. In Cina, la crescita rallenta al 4,8% nel 2025, mentre è prevista al 4,2% nel 2026 per effetto dei dazi e della debolezza del settore immobiliare, nonostante il sostegno fiscale e la competitività derivante dalla svalutazione del cambio.Nell’Area euro, la crescita si rafforza all’1,2% nel 2025, in linea con le previsioni nel 2026 (+1,1%). Nel terzo trimestre si registra una ripresa della produzione industriale in Francia e Spagna, mentre persistono segnali di debolezza in Germania e Italia.L’inflazione nel 2025 si è attestata al 2,1% secondo la BCE, con prospettive di allentamento per i prossimi anni (1,7% nel 2026), mentre nel settore manifatturiero e dei servizi gli indici PMI indicano condizioni ancora deboli. Per saperne di più visita la pagina dedicata
Le priorità dei CEO tra crescita e innovazione: l’intervento di Alessandro Grandinetti
Che cosa ci dicono i CEO sul futuro dell’economia e sull’impatto dell’intelligenza artificiale? Dal dibattito è emerso un messaggio chiaro e condiviso: cooperazione internazionale, crescita sostenibile, investimento nelle persone e innovazione non sono semplici slogan, ma vere e proprie coordinate strategiche entro cui si muoveranno le scelte delle imprese nei prossimi anni.In un contesto globale segnato da incertezza geopolitica, trasformazioni tecnologiche accelerate e nuove sfide competitive, l’AI si conferma un elemento centrale delle strategie di business, capace di ridefinire modelli organizzativi, processi produttivi e competenze. Tuttavia, l’adozione della tecnologia non può prescindere da una visione responsabile e inclusiva, che metta al centro il capitale umano e la capacità delle organizzazioni di accompagnare il cambiamento.Su questi temi è intervenuto Alessandro Grandinetti, Partner PwC Italia e Clients and Markets Leader, sottolineando come la vera sfida per le aziende non sia solo investire in nuove tecnologie, ma farlo in modo consapevole, integrando l’innovazione con la formazione delle persone e con una forte attenzione alla collaborazione tra imprese, istituzioni e mercati. Un approccio che emerge con forza dal confronto tra i leader internazionali e che delineerà le priorità economiche e industriali del prossimo futuro.Clicca qui per guardare l'intervento
PwC’s 29th Global CEO Survey
I CEO italiani guardano al futuro con ottimismo, ma il ritardo nelle competenze digitali e nell’adozione dell’intelligenza artificiale continua a pesare sulla competitività del sistema Paese. È quanto emerge dalla 29ª Global & Italian CEO Survey di PwC, presentata a Davos in occasione del World Economic Forum.L’indagine, condotta tra ottobre e novembre 2025 su 4.454 amministratori delegati in 95 Paesi, di cui 118 italiani, descrive un’Italia a due velocità: resiliente e fiduciosa, ma frenata da limiti strutturali sul fronte dell’innovazione.Il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi (61% globale). Più cauta la fiducia sull’economia nazionale (49%), mentre restano positive le prospettive di business: il 35% è molto fiducioso sulla crescita del fatturato nel breve periodo (30% globale), percentuale che sale al 53% su base triennale. I risultati economici confermano la solidità: fatturato medio +10% (contro l’8% globale) e margini netti +8%.Accanto a questi numeri emergono però criticità rilevanti. PwC segnala che “i ritardi nell’adozione dell’AI frenano la competitività”. Il 60% dei CEO italiani non ha ancora adottato l’AI nello sviluppo di prodotti e servizi (47% globale) e il 68% non la integra nelle decisioni strategiche (53% globale). Le barriere sono anche culturali: il 27% indica una scarsa propensione all’innovazione (9% globale), il 40% lamenta l’assenza di una roadmap tecnologica, il 34% non ha regole interne sull’uso responsabile del digitale e il 43% giudica insufficienti gli investimenti.Critica anche la gestione dei dati: il 63% delle aziende utilizza strumenti di AI non integrati con le informazioni interne, riducendone l’efficacia. Al contrario, le imprese che adottano l’AI su larga scala registrano margini superiori di quasi quattro punti percentuali.Sul fronte dei rischi, i CEO italiani temono soprattutto cambiamento tecnologico, dazi e carenza di lavoratori qualificati, mentre solo il 13% considera prioritari i rischi geopolitici (23% globale). Le risposte strategiche restano limitate: solo il 23% valuta una riconfigurazione della supply chain, e tra il 6% e il 15% considera l’uscita dai mercati più rischiosi.Le aziende puntano sulla diversificazione: il 50% è entrato in nuovi settori negli ultimi cinque anni (42% globale), soprattutto nei servizi alle imprese, assicurazioni, costruzioni e aerospazio-difesa. Tuttavia, il 51% dei CEO italiani segnala performance inferiori alle attese (33% globale). Persistono inefficienze organizzative (41% strutture non ottimizzate, 42% burocrazia eccessiva) e difficoltà nel reperire talenti (43%).La carenza di competenze resta il principale punto debole: il 71% dei CEO indica la necessità di comprendere meglio l’impatto dell’innovazione sulla forza lavoro, il 57% ammette lacune nelle decisioni basate sui dati e il 54% segnala preoccupazioni sulla cybersecurity.Secondo Andrea Toselli, presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia "Il 2026 rappresenta un momento importante per l’AI: alcune imprese hanno già ottenuto risultati misurabili, altre sono ancora in fase di studio", un ritardo che può incidere pesantemente sulla competitività in un contesto in cui la tecnologia influenza ormai tutti i settori industriali.Per approfondire la lettura visita il seguente link