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29ª Global CEO Survey - Consumer Markets Italia

La 29ª Global CEO Survey ha raccolto le risposte di 1.093 CEO del settore Consumer Markets (CM) nel mondo, di cui 39 in Italia. Il settore si trova oggi in un contesto caratterizzato da pressioni esogene, dalla polarizzazione delle minacce e da una crescente complessità competitiva.In questo scenario, i CEO italiani mostrano un atteggiamento più prudente rispetto ai colleghi internazionali: solo il 25% prevede una crescita del fatturato nei prossimi 12 mesi, a fronte di una fiducia globale leggermente più elevata. Questa cautela riflette sia fattori esterni sia fragilità interne.Dal punto di vista delle minacce, in Italia pesano soprattutto i dazi e l’instabilità macroeconomica, mentre a livello globale prevalgono i timori legati a conflitti geopolitici. A queste pressioni si aggiungono criticità interne rilevanti, tra cui emerge il tema della leadership, spesso percepita come non pienamente adeguata ad affrontare la complessità attuale, insieme alla difficoltà di gestire i costi del lavoro e alla lentezza della trasformazione tecnologica.Un limite importante è l’eccessiva focalizzazione sul breve termine: i CEO dedicano molto meno tempo a strategie di lungo periodo, riducendo così la capacità di innovare e prepararsi ai cambiamenti futuri. Questo si riflette anche su alcuni ostacoli operativi chiave:strutture organizzative poco efficienti;difficoltà nell’attrarre e trattenere talenti;processi burocratici complessi.Sul fronte dell’intelligenza artificiale, le aziende italiane mostrano un forte interesse ma un livello di adozione ancora limitato. Il divario rispetto ai benchmark globali è legato soprattutto alla mancanza di competenze, a una governance non ancora strutturata e a infrastrutture tecnologiche non sempre adeguate. Ne emerge una distanza significativa tra ambizione e capacità di esecuzione.Anche la cosiddetta “reinvention”, ovvero l’espansione verso nuovi settori e modelli di business, è ancora in fase iniziale in Italia. Tuttavia, cresce l’importanza delle operazioni di M&A, considerate una leva strategica per acquisire competenze, colmare gap tecnologici e accelerare la crescita.Nel complesso, il settore Consumer Markets italiano appare ricco di potenziale ma frenato da limiti strutturali. Per ridurre il divario con il contesto internazionale sarà fondamentale rafforzare la leadership, investire in tecnologia e competenze, semplificare i processi e adottare una visione più orientata al lungo periodo.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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Commercialità ai fini PEX e società operanti nel settore energetico: Risposta a Interpello n.97/2026

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Commercialità ai fini PEX e società operanti nel settore energetico: Risposta a Interpello n.97/2026

Con la Risposta n. 97/2026, l’Agenzia delle Entrate ha valutato se le tre società veicolo (“Società Beta”), attive nello sviluppo di sistemi di accumulo energetico BESS, possedessero il requisito della commercialità previsto dall’art. 87, comma 1, lett. d) del TUIR, necessario per applicare il regime di participation exemption (PEX) alla plusvalenza generata dalla loro cessione da parte della holding Alfa.Le Società Beta, costituite nel marzo 2024 e interamente partecipate da Alfa, avevano acquisito da Gamma, altra società del gruppo, tre progetti BESS in fase embrionale. Gamma aveva già svolto tutte le attività preliminari: studi, ricerca dei siti, autorizzazioni e richieste di connessione alla rete. Dopo l’acquisizione, le Beta sono subentrate nei progetti, con Gamma impegnata a supportarle fino al raggiungimento dello stato “Ready to Build”. Una volta ottenuto tale status, Alfa ha ceduto le partecipazioni realizzando una plusvalenza.L’Agenzia, pur richiamando il principio secondo cui nel settore energetico anche le attività di sviluppo e autorizzazione possono costituire esercizio d’impresa, ha concluso che nel caso concreto il requisito della commercialità non risulta soddisfatto. Le ragioni principali sono:Le Società Beta non dispongono di una struttura operativa idonea, neppure potenziale, a soddisfare la domanda del mercato in tempi ragionevoli;le attività preparatorie e di sviluppo sono state svolte quasi integralmente da Gamma e da una società terza incaricata tramite accordo quadro, mentre le Beta non hanno svolto attività operative significative in proprio;Non sono state fornite informazioni su finanziamenti e tempistiche di realizzazione degli impianti.L' Agenzia ribadisce che, sebbene nel settore energetico le attività di start‑up possano integrare l’esercizio dell’impresa, esse devono essere direttamente riconducibili alla società ceduta, che deve essere dotata di una struttura operativa almeno potenzialmente idonea ad avviare il processo produttivo. Poiché ciò non avviene nel caso delle Società Beta, la plusvalenza realizzata da Alfa non può beneficiare del regime PEX.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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