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Triangolari intracomunitarie: la mancata indicazione del “reverse charge” in fattura preclude la semplificazione

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 111/2026, ha chiarito che, nelle cessioni a catena, l’assenza del riferimento al reverse charge nella fattura emessa dall’operatore intermedio impedisce l’applicazione del regime di semplificazione previsto per le triangolari intracomunitarie. La fattispecie riguarda una transazione tra un fornitore polacco (Alfa), un operatore tedesco non identificato ai fini IVA in Italia (Beta) e un cliente italiano (Gamma), con beni spediti direttamente dalla Polonia all’Italia. Pur emettendo fattura intra‑UE verso Gamma, Beta non indica né il richiamo all’art. 141 della Direttiva IVA, né la dicitura “reverse charge”, né la designazione del cessionario quale debitore d’imposta; Gamma, tuttavia, assolve comunque l’IVA tramite inversione contabile.L’Agenzia ritiene che tali omissioni formali siano decisive e non sanabili ex post tramite nota di credito e nuova fattura. La normativa unionale e nazionale richiede infatti che la fattura dell’operatore intermedio riporti espressamente la dicitura relativa all’inversione contabile e l’indicazione del cessionario quale debitore d’imposta. In assenza di tali elementi, la semplificazione non può operare e Beta deve identificarsi ai fini IVA in Italia per effettuare l’acquisto intracomunitario, mentre la successiva cessione a Gamma si configura come operazione interna soggetta all’art. 17, co. 2, d.P.R. 633/1972.A supporto di questa impostazione, l’Agenzia richiama implicitamente l’orientamento della Corte di Giustizia, in particolare la sentenza Luxury Trust (C‑247/21), che ribadisce l’obbligo di utilizzare la dicitura “inversione contabile” senza alternative. Va però ricordato che, nel caso esaminato dalla Corte, il cessionario finale non aveva assolto l’imposta ed era risultato un “missing trader”, circostanza non presente nella fattispecie oggetto della Risposta. L’Amministrazione ha inoltre dichiarato inammissibile il quesito relativo alle sanzioni, ritenendo che la loro individuazione implichi valutazioni di fatto riservate agli uffici accertatori.Per gli operatori coinvolti in cessioni a catena, la Risposta conferma un approccio rigoroso e sottolinea l’importanza di verificare con attenzione la correttezza formale delle fatture. In particolare, risultano determinanti:La dicitura “reverse charge”, richiesta espressamente dalla Direttiva IVA;La designazione del cessionario quale debitore d’imposta, prevista dalla normativa nazionale per l’operatore intermedio.Errori apparentemente formali possono infatti far venir meno il regime di semplificazione, generare obblighi di identificazione IVA nello Stato membro di destinazione e comportare potenziali impatti sanzionatori.Per saperne di più visita la pagina dedicata

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Real Estate Retail Market Report

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Real Estate Retail Market Report

Il Real Estate Retail Market Report 2026 presenta un quadro completo dell’evoluzione del mercato retail europeo e italiano, inserito in uno scenario macroeconomico caratterizzato da crescita moderata e incertezza ancora elevata. La dinamica globale mostra un PIL in rallentamento dal 3,3% nel 2026 al 3,2% nel 2027, mentre gli Stati Uniti mantengono un ritmo sostenuto grazie a politiche fiscali espansive e a un contesto monetario più favorevole. Nell’Eurozona si osserva un miglioramento graduale, con investimenti pubblici in aumento e un’inflazione in progressivo rientro verso il target del 2%. L’Italia si colloca in un percorso di crescita contenuta ma stabile, con un +0,8% nel 2026 sostenuto dalla domanda interna e da consumi in ripresa, accompagnati da una maggiore propensione al risparmio.Nel 2025 il mercato europeo del retail real estate registra un cambio di passo significativo: gli investimenti crescono dell’8% e raggiungono 35,5 miliardi di euro, pari al 18% del totale immobiliare istituzionale. Il primo trimestre del 2026 mostra un lieve rallentamento, ma i fondamentali restano solidi. Regno Unito, Germania e Italia guidano la ripresa, con il mercato italiano che raggiunge 3,5 miliardi di euro e si conferma tra i più dinamici del continente.Il segmento high street evidenzia una rinnovata attrattività, sostenuta dal ritorno del turismo e dalla forza del lusso. In Italia i rendimenti prime si comprimono tra 20 e 25 punti base, con Milano e Roma che consolidano il proprio ruolo di piazze di riferimento. La Francia si distingue come mercato più performante, grazie alla combinazione di turismo, brand globali e qualità dell’offerta commerciale.Nel comparto shopping center, il 2025 segna un passaggio storico: in Italia si registra la più grande transazione mai avvenuta nel settore, confermando una rivalutazione strutturale del formato. Shopping center e outlet rappresentano complessivamente l’80% degli investimenti retail nazionali, sostenuti da una maggiore liquidità e da un rinnovato interesse degli investitori istituzionali. Parallelamente, i retail park — soprattutto nel Regno Unito — mostrano vacancy ai minimi e rendimenti in ulteriore compressione, confermandosi uno dei formati più resilienti e ricercati.Il mercato M&A del Consumer italiano evidenzia un trend di consolidamento guidato da operatori internazionali e da un crescente interesse verso modelli omnicanale capaci di integrare fisico e digitale. Nel comparto Fashion, la ripresa del turismo e la centralità del lusso alimentano la domanda di location prime e spazi di alta qualità, mentre il segmento Grocery continua a distinguersi per stabilità dei flussi di cassa e resilienza, con un’attenzione crescente verso format di prossimità e retail park con ancore alimentari.Nel complesso emerge un settore in trasformazione, caratterizzato da un ritorno della fiducia, da una ripresa degli investimenti e da una rivalutazione dei principali formati retail. L’Italia si conferma uno dei mercati più dinamici, sostenuta da operazioni di rilievo, da un rinnovato interesse per gli asset prime e da una crescente attenzione alla qualità dell’esperienza retail.Scarica il report per saperne di più

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