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Congiuntura Macroeconomica, lo studio di PwC

La Congiuntura Macroeconomica di PwC fornisce una sintesi aggiornata ed informata sulla situazione economica dell’Italia tramite l’analisi dei principali indicatori macroeconomici. Contiene inoltre approfondimenti specifici su temi di attualità di potenziale impatto per il nostro Paese e le imprese.Nel terzo trimestre del 2025, l’economia globale mostra una crescita moderata in un contesto ancora segnato da volatilità e tensioni commerciali. Dopo la spinta temporanea del front‑loading nella prima metà dell’anno, l’attività mondiale rallenta e la crescita prevista dal FMI si attesta al 3,2% nel 2025 ed è prevista al 3,1% nel 2026, con revisioni al ribasso per le economie avanzate a causa dell’inasprimento delle barriere commerciali.Negli Stati Uniti, il PIL cresce del 2,0% nel 2025 e si prevede un +2,1% nel 2026, sostenuto dall’OBBBA ma frenato dal mercato del lavoro stagnante, mentre l’inflazione scende al 2,4% ed è attesa all’1,8% nel 2026. In Cina, la crescita rallenta al 4,8% nel 2025, mentre è prevista al 4,2% nel 2026 per effetto dei dazi e della debolezza del settore immobiliare, nonostante il sostegno fiscale e la competitività derivante dalla svalutazione del cambio.Nell’Area euro, la crescita si rafforza all’1,2% nel 2025, in linea con le previsioni nel 2026 (+1,1%). Nel terzo trimestre si registra una ripresa della produzione industriale in Francia e Spagna, mentre persistono segnali di debolezza in Germania e Italia.L’inflazione nel 2025 si è attestata al 2,1% secondo la BCE, con prospettive di allentamento per i prossimi anni (1,7% nel 2026), mentre nel settore manifatturiero e dei servizi gli indici PMI indicano condizioni ancora deboli. Per saperne di più visita la pagina dedicata

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PwC’s 29th Global CEO Survey

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PwC’s 29th Global CEO Survey

I CEO italiani guardano al futuro con ottimismo, ma il ritardo nelle competenze digitali e nell’adozione dell’intelligenza artificiale continua a pesare sulla competitività del sistema Paese. È quanto emerge dalla 29ª Global & Italian CEO Survey di PwC, presentata a Davos in occasione del World Economic Forum.L’indagine, condotta tra ottobre e novembre 2025 su 4.454 amministratori delegati in 95 Paesi, di cui 118 italiani, descrive un’Italia a due velocità: resiliente e fiduciosa, ma frenata da limiti strutturali sul fronte dell’innovazione.Il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi (61% globale). Più cauta la fiducia sull’economia nazionale (49%), mentre restano positive le prospettive di business: il 35% è molto fiducioso sulla crescita del fatturato nel breve periodo (30% globale), percentuale che sale al 53% su base triennale. I risultati economici confermano la solidità: fatturato medio +10% (contro l’8% globale) e margini netti +8%.Accanto a questi numeri emergono però criticità rilevanti. PwC segnala che “i ritardi nell’adozione dell’AI frenano la competitività”. Il 60% dei CEO italiani non ha ancora adottato l’AI nello sviluppo di prodotti e servizi (47% globale) e il 68% non la integra nelle decisioni strategiche (53% globale). Le barriere sono anche culturali: il 27% indica una scarsa propensione all’innovazione (9% globale), il 40% lamenta l’assenza di una roadmap tecnologica, il 34% non ha regole interne sull’uso responsabile del digitale e il 43% giudica insufficienti gli investimenti.Critica anche la gestione dei dati: il 63% delle aziende utilizza strumenti di AI non integrati con le informazioni interne, riducendone l’efficacia. Al contrario, le imprese che adottano l’AI su larga scala registrano margini superiori di quasi quattro punti percentuali.Sul fronte dei rischi, i CEO italiani temono soprattutto cambiamento tecnologico, dazi e carenza di lavoratori qualificati, mentre solo il 13% considera prioritari i rischi geopolitici (23% globale). Le risposte strategiche restano limitate: solo il 23% valuta una riconfigurazione della supply chain, e tra il 6% e il 15% considera l’uscita dai mercati più rischiosi.Le aziende puntano sulla diversificazione: il 50% è entrato in nuovi settori negli ultimi cinque anni (42% globale), soprattutto nei servizi alle imprese, assicurazioni, costruzioni e aerospazio-difesa. Tuttavia, il 51% dei CEO italiani segnala performance inferiori alle attese (33% globale). Persistono inefficienze organizzative (41% strutture non ottimizzate, 42% burocrazia eccessiva) e difficoltà nel reperire talenti (43%).La carenza di competenze resta il principale punto debole: il 71% dei CEO indica la necessità di comprendere meglio l’impatto dell’innovazione sulla forza lavoro, il 57% ammette lacune nelle decisioni basate sui dati e il 54% segnala preoccupazioni sulla cybersecurity.Secondo Andrea Toselli, presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia "Il 2026 rappresenta un momento importante per l’AI: alcune imprese hanno già ottenuto risultati misurabili, altre sono ancora in fase di studio", un ritardo che può incidere pesantemente sulla competitività in un contesto in cui la tecnologia influenza ormai tutti i settori industriali.Per approfondire la lettura visita il seguente link

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