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Real Estate Healthcare Market: opportunità dalla silver economy

Demografia, fabbisogni assistenziali e capitali: come la silver economy sta trasformando il mercato immobiliare healthcareIl Real Estate Healthcare Market Report di PwC analizza l’impatto della trasformazione demografica su domanda, offerta e profili di rischio-rendimento del real estate healthcare in Italia e in Europa. L’invecchiamento della popolazione, in particolare la crescita degli over 65 e della fascia 85+, rafforza il carattere difensivo dell’asset class, sostenuta da driver strutturali non ciclici.Secondo Andrea Fortuna, Partner PwC Italia, Health, Pharma e Life Sciences: "In Italia gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione e il rapporto di dipendenza anziani/persone in età lavorativa ha raggiunto il 39%. La crescita più marcata è quella della fascia 85+, che alimenta direttamente la domanda di assistenza domiciliare e residenziale. Parallelamente, aumenta la quota di anziani che vivono soli, con implicazioni significative in termini di vulnerabilità sociale e pressione sui servizi. Questo rende indispensabile rafforzare infrastrutture socio-sanitarie e modelli di presa in carico integrata".Il report evidenzia la crescita della silver economy e la necessità di distinguere tra diverse soluzioni di living e cura. In Italia l’offerta supera le 11.000 strutture, ma resta disomogenea: il Nord mostra livelli di copertura più elevati rispetto al Mezzogiorno e, senza interventi strutturali, la copertura nazionale potrebbe ridursi entro il 2030.A livello europeo, nei primi nove mesi del 2025 gli investimenti immobiliari healthcare hanno raggiunto 2,3 miliardi di euro (-9% su base annua), con una riallocazione verso nursing care e senior living, che crescono di oltre il 60%. In Italia, invece, i volumi Q1-Q3 2025 sono quintuplicati, trainati da operazioni su RSA e senior housing.Antonio Martino, Partner PwC Italia, Real Estate, osserva: "L'indicizzazione e la lunga durata dei contratti di locazione (alto WALT) favoriscono la stabilità dei flussi di cassa e riducono parte della volatilità dovuta ai tassi d'interesse, ma non eliminano del tutto la pressione sulle valutazioni quando i tassi di sconto aumentano".Cosa emerge dal report?La silver economy è già oggi un motore economico di grande rilevanza, con un valore stimato tra 325 e 500 miliardi di euro, pari al 20–30% del PIL.Cresce in modo esponenziale la popolazione over 85, con un impatto diretto sulla domanda di strutture sociosanitarie, RSA, senior housing e servizi domiciliari.L’Italia registra nel 2025 un forte balzo degli investimenti: 290 milioni di euro nei primi nove mesi, circa cinque volte il valore dell’anno precedente.Il mercato si conferma resiliente e attrattivo, grazie a contratti indicizzati e a una crescente industrializzazione del settore.Il divario territoriale resta significativo: il Nord si avvicina agli standard europei, mentre il Sud rimane lontano dai livelli minimi di copertura assistenziale.Scarica il report per saperne di più

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PwC’s 29th Global CEO Survey

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PwC’s 29th Global CEO Survey

I CEO italiani guardano al futuro con ottimismo, ma il ritardo nelle competenze digitali e nell’adozione dell’intelligenza artificiale continua a pesare sulla competitività del sistema Paese. È quanto emerge dalla 29ª Global & Italian CEO Survey di PwC, presentata a Davos in occasione del World Economic Forum.L’indagine, condotta tra ottobre e novembre 2025 su 4.454 amministratori delegati in 95 Paesi, di cui 118 italiani, descrive un’Italia a due velocità: resiliente e fiduciosa, ma frenata da limiti strutturali sul fronte dell’innovazione.Il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi (61% globale). Più cauta la fiducia sull’economia nazionale (49%), mentre restano positive le prospettive di business: il 35% è molto fiducioso sulla crescita del fatturato nel breve periodo (30% globale), percentuale che sale al 53% su base triennale. I risultati economici confermano la solidità: fatturato medio +10% (contro l’8% globale) e margini netti +8%.Accanto a questi numeri emergono però criticità rilevanti. PwC segnala che “i ritardi nell’adozione dell’AI frenano la competitività”. Il 60% dei CEO italiani non ha ancora adottato l’AI nello sviluppo di prodotti e servizi (47% globale) e il 68% non la integra nelle decisioni strategiche (53% globale). Le barriere sono anche culturali: il 27% indica una scarsa propensione all’innovazione (9% globale), il 40% lamenta l’assenza di una roadmap tecnologica, il 34% non ha regole interne sull’uso responsabile del digitale e il 43% giudica insufficienti gli investimenti.Critica anche la gestione dei dati: il 63% delle aziende utilizza strumenti di AI non integrati con le informazioni interne, riducendone l’efficacia. Al contrario, le imprese che adottano l’AI su larga scala registrano margini superiori di quasi quattro punti percentuali.Sul fronte dei rischi, i CEO italiani temono soprattutto cambiamento tecnologico, dazi e carenza di lavoratori qualificati, mentre solo il 13% considera prioritari i rischi geopolitici (23% globale). Le risposte strategiche restano limitate: solo il 23% valuta una riconfigurazione della supply chain, e tra il 6% e il 15% considera l’uscita dai mercati più rischiosi.Le aziende puntano sulla diversificazione: il 50% è entrato in nuovi settori negli ultimi cinque anni (42% globale), soprattutto nei servizi alle imprese, assicurazioni, costruzioni e aerospazio-difesa. Tuttavia, il 51% dei CEO italiani segnala performance inferiori alle attese (33% globale). Persistono inefficienze organizzative (41% strutture non ottimizzate, 42% burocrazia eccessiva) e difficoltà nel reperire talenti (43%).La carenza di competenze resta il principale punto debole: il 71% dei CEO indica la necessità di comprendere meglio l’impatto dell’innovazione sulla forza lavoro, il 57% ammette lacune nelle decisioni basate sui dati e il 54% segnala preoccupazioni sulla cybersecurity.Secondo Andrea Toselli, presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia "Il 2026 rappresenta un momento importante per l’AI: alcune imprese hanno già ottenuto risultati misurabili, altre sono ancora in fase di studio", un ritardo che può incidere pesantemente sulla competitività in un contesto in cui la tecnologia influenza ormai tutti i settori industriali.Per approfondire la lettura visita il seguente link

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