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Real Estate Retail Market Report

Il Real Estate Retail Market Report 2026 presenta un quadro completo dell’evoluzione del mercato retail europeo e italiano, inserito in uno scenario macroeconomico caratterizzato da crescita moderata e incertezza ancora elevata. La dinamica globale mostra un PIL in rallentamento dal 3,3% nel 2026 al 3,2% nel 2027, mentre gli Stati Uniti mantengono un ritmo sostenuto grazie a politiche fiscali espansive e a un contesto monetario più favorevole. Nell’Eurozona si osserva un miglioramento graduale, con investimenti pubblici in aumento e un’inflazione in progressivo rientro verso il target del 2%. L’Italia si colloca in un percorso di crescita contenuta ma stabile, con un +0,8% nel 2026 sostenuto dalla domanda interna e da consumi in ripresa, accompagnati da una maggiore propensione al risparmio.Nel 2025 il mercato europeo del retail real estate registra un cambio di passo significativo: gli investimenti crescono dell’8% e raggiungono 35,5 miliardi di euro, pari al 18% del totale immobiliare istituzionale. Il primo trimestre del 2026 mostra un lieve rallentamento, ma i fondamentali restano solidi. Regno Unito, Germania e Italia guidano la ripresa, con il mercato italiano che raggiunge 3,5 miliardi di euro e si conferma tra i più dinamici del continente.Il segmento high street evidenzia una rinnovata attrattività, sostenuta dal ritorno del turismo e dalla forza del lusso. In Italia i rendimenti prime si comprimono tra 20 e 25 punti base, con Milano e Roma che consolidano il proprio ruolo di piazze di riferimento. La Francia si distingue come mercato più performante, grazie alla combinazione di turismo, brand globali e qualità dell’offerta commerciale.Nel comparto shopping center, il 2025 segna un passaggio storico: in Italia si registra la più grande transazione mai avvenuta nel settore, confermando una rivalutazione strutturale del formato. Shopping center e outlet rappresentano complessivamente l’80% degli investimenti retail nazionali, sostenuti da una maggiore liquidità e da un rinnovato interesse degli investitori istituzionali. Parallelamente, i retail park — soprattutto nel Regno Unito — mostrano vacancy ai minimi e rendimenti in ulteriore compressione, confermandosi uno dei formati più resilienti e ricercati.Il mercato M&A del Consumer italiano evidenzia un trend di consolidamento guidato da operatori internazionali e da un crescente interesse verso modelli omnicanale capaci di integrare fisico e digitale. Nel comparto Fashion, la ripresa del turismo e la centralità del lusso alimentano la domanda di location prime e spazi di alta qualità, mentre il segmento Grocery continua a distinguersi per stabilità dei flussi di cassa e resilienza, con un’attenzione crescente verso format di prossimità e retail park con ancore alimentari.Nel complesso emerge un settore in trasformazione, caratterizzato da un ritorno della fiducia, da una ripresa degli investimenti e da una rivalutazione dei principali formati retail. L’Italia si conferma uno dei mercati più dinamici, sostenuta da operazioni di rilievo, da un rinnovato interesse per gli asset prime e da una crescente attenzione alla qualità dell’esperienza retail.Scarica il report per saperne di più

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Risk Management & Governance: come le aziende percepiscono il rischio e adottano strumenti per gestirlo.

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Risk Management & Governance: come le aziende percepiscono il rischio e adottano strumenti per gestirlo.

Attualmente le principali sfide per i Board aziendali si confermano essere l’instabilità macroeconomica e geopolitica, gli attacchi informatici a volatilità dei prezzi delle materie prime e le interruzioni della supply chain. In uno scenario caratterizzato da crescente complessità e interconnessione tra i rischi, disporre di competenze dedicate e di un presidio strutturato diventa sempre più rilevante per supportare i processi decisionali e strategici. Al momento però, quasi una società su due, di cui il 33% tra le aziende quotate e il 69% tra quelle non quotate, non si è ancora dotata di una funzione di Risk Management indipendente, limitando la possibilità di affrontare queste sfide con un approccio integrato e di fornire al ceoe al board una visione organica dei principali rischi aziendali. Questi risultati emergono dalla survey 2026 “Risk Management & Governance: lo stato dell’arte nel panorama italiano” condotta da PwC Italia e da Nedcommunity. Lo studio, presentato l’11 giugno all’assemblea annuale di Nedcommunity, ha coinvolto imprese eterogenee per settore e dimensione, con un campione quasi equamente distribuito tra quotate e non quotate. L’adozione di buone pratiche cresce con la complessità: sopra 1,5 miliardi di euro di fatturato raggiunge l’84%. I dati evidenziano il divario ancora esistente tra la percezione del rischio e la capacità delle organizzazioni di adottare adeguati strumenti di governance e di gestione. A fronte di un’elevata consapevolezza, infatti, gli approcci restano eterogenei: sul rischio geopolitico, circa il 70% delle aziende adotta misure reattive e non predittive, mentre sul cyber risk, AI e privacy, dove si osserva una maggiore sensibilità, la maggior parte dei CdA non si considera sufficientemente informata rispetto alle responsabilità normative e il 49% dichiara un’informativa parziale o assente sulle attività svolte dalle figure aziendali responsabili. Dove presente, la funzione Risk Management mostra un progressivo rafforzamento del posizionamento nella governance: nel 79% dei casi riporta direttamente a CEO o CdA, ma nel 39% non è un C‑Level, segnale di empowerment incompleto. L'89% dei Risk Manager/CRO partecipa ai processi strategici, ma solo nel 50% in modo regolare e formalizzato; nel 59% dei casi la valutazione dei rischi sulle iniziative strategiche è assente o informale. Per ciò che concerne la maturità dei modelli di Risk Management, si può considerare prevalentemente intermedia: il 61% delle aziende interpellate colloca il proprio modello di gestione dei rischi agli stadi “iniziali” e il 41% non ha ancora adottato un framework ERM, benché il 14% ne preveda l’introduzione entro i prossimi 12 mesi. Il Risk Appetite Framework risulta ancor meno comune: tra le società che adottano un framework ERM, solo il 44% ha formalmente definito la propria propensione al rischio attraverso indicatori, soglie e meccanismi di escalation. Segnali incoraggianti emergono sul piano della governance con un’evoluzione positiva della reportistica: rispetto ai dati 2024, nel 2026 cresce la regolarità dell’informativa al Board (reporting trimestrale nel 38% dei casi) e si riduce il numero di aziende prive di reporting periodico (17%); aumenta inoltre la formalizzazione di policy e documenti di supporto al CdA (64%). Il tema centrale resta però la qualità dell’informazione, che deve essere sempre più focalizzata sui rischi primari, comparabile nel tempo e orientata alle decisioni. Infine, una delle principali aree in cui sono attesi miglioramenti significativi è rappresentata dall’integrazione tra rischio e pianificazione strategica: il 90% dei CdA infatti riceve un’informativa sul profilo di rischio associato al Business Plan, ma nel 24% dei casi il processo non è strutturato, oppure (38%) è su richiesta.  Come sottolinea Riccardo Bua Odetti, Partner PwC Italia, lead of Enterprise Risk Management: “In uno scenario in cui la complessità è diventata strutturale e il cambiamento è continuo, il Risk Management rappresenta una funzione chiave che deve evolvere dal presidio dei controlli di processo alla valutazione dei rischi legati alle scelte strategiche e al Business Plan. Il focus diventa quindi la selezione e valutazione dei rischi più rilevanti per l’impresa. La survey evidenzia come le aziende non finanziarie abbiano avviato un percorso di evoluzione, ma mostra anche quanto resti ancora da fare per rafforzare governance, integrazione e qualità delle informazioni destinate al CdA, soprattutto in un contesto come quello analizzato, caratterizzato dall’assenza di una normativa dedicata”. 

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