Donne e Moda: il Barometro 2026
Moda italiana: 1 ruolo apicale su 3 alle donneNei CdA delle aziende associate a CNMI la presenza femminile è del 25,4%Le donne sono la metà degli occupati nel settore conciario e degli accessori, e quasi il 60% nel settore tessile e dell’abbigliamentoPMI artigiane: 3 CEO su 4 sono donneSono queste le principali evidenze dell’Osservatorio “Donne e Moda: il Barometro 2026”, promosso dall’Ufficio Studi di PwC Italia in collaborazione con “Il Foglio della Moda”.La ricerca, giunta alla 6°edizione, fotografa la presenza femminile e le mansioni ricoperte dalle donne lungo tutta la filiera del sistema moda, sia in termini quantitativi che qualitativi. Per realizzarla, PwC ha condotto un’analisi su più livelli coinvolgendo le principali associazioni di categoria:Le visure di 97 aziende associate alla Camera Nazionale della Moda Italiana evidenziano la partecipazione femminile negli organi societari (CdA, Collegi Sindacali, Procuratori);Gli ultimi dati disponibili di Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda mappano le mansioni della manodopera femminile nell’industria Tessile e Abbigliamento e nel settore Conciario e degli Accessori;Un’indagine su 105 piccole e medie imprese artigiane associate a CNA Federmoda e Confartigianato Imprese che rileva la presenza femminile nei comparti produttivi della filiera moda.Moda italiana: 1 ruolo apicale su 3 alle donneL’analisi delle visure di 97 aziende associate alla Camera Nazionale della Moda Italiana evidenzia una partecipazione femminile del 31,4% negli organi societari dei grandi marchi nel 2025 (+3,2 punti percentuali rispetto alla prima edizione del Barometro di sei anni fa).Le donne che hanno ricoperto posizioni apicali negli organi societari sono più giovani di oltre tre anni rispetto agli uomini nelle stesse posizioni. L’età media delle donne è infatti di 52 anni, rispetto ad una media di circa 56 anni per gli uomini.Guardando più in dettaglio alla composizione dei CdA, nel 2025 la presenza femminile ha raggiunto il 25,4%, crescendo di 4,1 punti percentuali dalla prima edizione del 2020. Nonostante ciò, dal 2023 la quota di donne nei CdA è lievemente decresciuta.Aumenta invece nel 2025 la presenza femminile nei Collegi Sindacali e tra i Procuratori, raggiungendo rispettivamente il 28,2% (+0,8 pp rispetto al 2024) e il 36,9% (+1,3 pp rispetto al 2024).L’occupazione femminile nel Tessile e Abbigliamento al 59,1%Secondo le rielaborazioni PwC sui dati raccolti da Confindustria Moda e Confindustria Moda Accessori sulle imprese della filiera, nel 2024 nei settori del Tessile e Abbigliamento presi complessivamente l’impiego di manodopera femminile è stato pari al 59,1% (contro il 59,3% del 2023). La media dell’industria manifatturiera mostra un’incidenza molto inferiore, pari al 29,0% nello stesso anno.Complessivamente nel settore Tessile e Abbigliamento, l’11% delle lavoratrici ha al massimo 29 anni, il 16,6% tra i 30-39 anni, il 27,6% tra i 40-49 anni, il 36,1% tra i 50-59 anni. L’8,7% ha oltre 60 anni.Donne nel TessileGuardando nel dettaglio al settore Tessile, nel 2024 le donne erano prevalentemente impiegate (59,3% del totale impiegati), seguite dalle operaie (45,5% del totale operai) e dalle apprendiste (48,9% del totale apprendisti). Le donne quadro rappresentano il 28% del totale, contro il 72% degli uomini, mentre nelle posizioni dirigenziali ammontano al 19,3% del totale, contro l’80,7% maschile.Abbigliamento: maggiore presenza femminileNell’Abbigliamento, nel 2024 le donne erano prevalentemente impiegate (73,6% del totale), seguite dalle apprendiste (71,1% del totale apprendisti) e dalle operaie (63,4% del totale). Le donne quadro raggiungono il 46,2% del totale, contro il 53,8% degli uomini, mentre nelle posizioni dirigenziali la quota femminile sale al 31,6% (contro il 68,4% maschile). Anche in questo segmento, la presenza femminile diminuisce nei quadri e nei ruoli dirigenziali.Nel settore conciario e degli accessori, la metà degli occupati è donnaNel settore conciario e degli accessori (calzaturiero, pelletteria, pellicceria, concia) si stima che il 50% degli occupati siano donne, pari a 72.564 addette. Di queste, l’8,4% ha un inquadramento contrattuale a tempo determinato, il 2,1% ricopre un ruolo esecutivo/dirigenziale, il 70,6% svolge mansioni operative e la restante parte si divide tra ruoli amministrativi e “altro”.PMI artigiane: 3 CEO su 4 sono donnePer completare la ricerca sull’occupazione femminile lungo l’intera filiera della moda, il Barometro 2026 di PwC include i risultati di un’indagine condotta su 105 piccole medie e imprese dell’artigianato italiano associate a CNA Federmoda e Confartigianato Imprese.L’80% delle aziende del campione ha una percentuale di lavoratrici donne pari o superiore al 60% (vs. 85% nel 2025, 77% nel 2024). Nell’ultimo anno nel 28% dei casi il campione intervistato ha visto aumentare la quota di donne dipendenti nella propria azienda, mentre nel 3% dei casi ha visto aumentare la quota di donne dirigenti. Guardando al futuro, il 24% delle imprese prevede un aumento di dipendenti donne nel prossimo anno, mentre il 9% prevede un aumento di dirigenti donne.Nelle imprese artigiane del settore della moda intervistate, 3 CEO su 4 sono donne (in lieve crescita rispetto al 2025 e in netta crescita rispetto al 2024). Secondo i rispondenti, le principali qualità che contraddistinguono le donne che occupano una posizione nel CdA sono le abilità organizzative (39%), le competenze tecniche (36%) e la visione strategica (33%).Le donne che ricoprono un ruolo dirigenziale lavorano principalmente nei dipartimenti di produzione (61%), amministrazione/contabilità (58%), design (42%) e vendite (32%). Inoltre, nel 72,5% dei casi le donne che partecipano al processo decisionale ricoprono più di un incarico di amministrazione, confermando i modelli di governance, per lo più di tipo familiare, delle PMI analizzate.Il 69% delle donne che ricoprono posizioni manageriali all’interno delle aziende nel settore moda ha più di 45 anni (in linea con i dati del 2025 e del 2024). Rispetto agli under 30: nessuna delle donne in posizioni manageriali ha meno di 30 anni, mentre tra gli uomini la percentuale è 6 volte più elevata.Welfare: parità salarialePer quasi la totalità degli intervistati (96%) non è presente una disparità salariale tra uomini e donne (un punto percentuale in più rispetto a 2024 e 2025). L’86% dei rispondenti dichiara che ci sono pari opportunità nei processi di selezione, dato in decrescita rispetto al 97% registrato nel 2025. Resta stabile, invece, rispetto all’anno scorso la quota di coloro che dichiarano parità di opportunità in termini di avanzamento di carriera (93%).Circa il 47% delle aziende artigiane ha dichiarato di non avere strumenti di welfare a sostegno della genitorialità. Tra chi dichiara di avere almeno uno strumento, la flessibilità oraria e di smart-working risulta lo strumento maggiormente diffuso (34%).In tema di diversity & inclusion: il 13% ha dichiarato di aver messo a punto una strategia DE&I all’interno della propria azienda e il 33% ha affermato di tenere conto di questi valori nella scelta di relazioni di business con clienti e fornitori.Erika Andreetta, Partner PwC Italia EMEA Luxury Community Leader, ha spiegato: “Questi dati raccontano una moda italiana fortemente al femminile nella manodopera e nelle PMI artigiane, dove tre CEO su quattro sono donne, ma ancora molto maschile nelle posizioni di vertice e nei CdA delle grandi aziende. Il 31,4% di presenza femminile negli organi societari è un segnale di progresso, ma resta un gender gap da superare, soprattutto nei ruoli dirigenziali e nelle fasce manageriali più giovani. Le imprese ci dicono di garantire pari opportunità e parità salariale, ma gli strumenti di welfare e di diversity & inclusion restano deboli: è il passo successivo che il settore deve compiere per trasformare il talento femminile in leadership strutturale”.
Le Linee Guida interpretative della Commissione europea sul Regolamento Imballaggi (PPWR): cosa cambia per le imprese
Il 30 marzo 2026 la Direzione generale per l’Ambiente della Commissione europea ha pubblicato le Linee Guida interpretative sul Regolamento (UE) 2025/40 (“PPWR”), il nuovo quadro normativo europeo dedicato agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio. Il Regolamento, in vigore dall’11 febbraio 2025, diventerà pienamente applicabile dal 12 agosto 2026, data entro la quale tutti gli operatori della filiera dovranno adeguarsi ai nuovi requisiti.Il PPWR sostituisce la Direttiva 94/62/CE e introduce un sistema armonizzato in materia di sostenibilità, riciclabilità, etichettatura e responsabilità estesa del produttore (EPR), superando le differenze tra normative nazionali. La disciplina si applica a ogni tipologia di packaging, indipendentemente dal materiale, e coinvolge fabbricanti, importatori, distributori, produttori ai fini EPR, fornitori di servizi logistici e piattaforme online.Tra gli obblighi più rilevanti in vista del 12 agosto 2026 rientra il divieto di immettere sul mercato imballaggi destinati al contatto con alimenti contenenti PFAS oltre le soglie previste, insieme alla conferma dei limiti per i metalli pesanti (100 mg/kg). I fabbricanti dovranno inoltre predisporre e conservare per dieci anni (cinque per i monouso) la documentazione tecnica e le dichiarazioni di conformità, mentre i produttori saranno tenuti a iscriversi ai registri nazionali e a versare i contributi EPR per la gestione del fine vita degli imballaggi.Le nuove Linee Guida, elaborate sulla base del confronto con gli Stati membri e in attesa di adozione formale nelle diverse versioni linguistiche, mirano a chiarire i principali dubbi interpretativi del PPWR. Tra gli aspetti più significativi figurano il valore indicativo dell’Allegato I, che non determina automaticamente la natura di un articolo ma rimanda alla sua funzione; la distinzione tra fabbricante e produttore, con la precisazione che il titolare del marchio può essere considerato fabbricante anche se non produce fisicamente l’imballaggio; e il chiarimento relativo al settore HORECA, secondo cui l’obbligo di rendere disponibili entro il 2030 almeno il 10% delle bevande in imballaggi riutilizzabili riguarda l’offerta e non le vendite effettive. Le Linee Guida saranno inoltre accompagnate da un documento di FAQ aggiornato periodicamente.Con l’avvicinarsi della scadenza del 12 agosto 2026, le imprese della filiera degli imballaggi sono chiamate ad avviare un percorso strutturato di adeguamento. Tra le azioni prioritarie rientrano la verifica della propria qualifica soggettiva ai sensi del PPWR, l’audit degli imballaggi rispetto ai nuovi requisiti tecnici e di sostenibilità, la predisposizione della documentazione tecnica e delle dichiarazioni di conformità, il monitoraggio dell’istituzione dei registri nazionali dei produttori e il controllo della presenza di sostanze pericolose, con particolare attenzione ai PFAS negli imballaggi alimentari.Per saperne di più visita la pagina dedicata
Global Infrastructure Outlook 2025–50
Che ruolo avranno le infrastrutture nel ridisegnare l’economia globale dei prossimi 25 anni?Il PwC Global Infrastructure Outlook 2050 evidenzia come le infrastrutture saranno uno dei principali fattori in grado di ridisegnare l’economia globale nei prossimi 25 anni. La crescita demografica, la transizione energetica, la digitalizzazione e la necessità di rendere più resilienti i sistemi esistenti stanno aprendo un nuovo ciclo di sviluppo infrastrutturale, destinato a trasformare profondamente società ed economie.Entro il 2050 saranno necessari oltre 150.000 miliardi di dollari di investimenti, con una spesa annua globale che passerà dagli attuali 4.400 a 6.900 miliardi di dollari. Una dinamica che riflette l’urgenza di modernizzare asset strategici e di costruire nuove reti in grado di sostenere domanda, produttività e sicurezza.Trasporti, energia e infrastrutture digitali rappresenteranno circa la metà degli investimenti mondiali. La mobilità richiederà interventi significativi sia nei mercati emergenti, dove la priorità è costruire nuove opere, sia nelle economie mature, impegnate in un profondo processo di rinnovo. Il settore energetico sarà trainato dall’elettrificazione e dal potenziamento delle reti, mentre il digitale vivrà una crescita particolarmente intensa: gli investimenti in data center raddoppieranno in tre anni, raggiungendo 252 miliardi di dollari nel 2027, spinti dall’intelligenza artificiale e dalla crescente domanda di capacità di calcolo.Lo sviluppo sarà tuttavia eterogeneo. I Paesi emergenti continueranno a espandere le proprie infrastrutture per sostenere urbanizzazione e crescita economica, mentre Europa e Nord America si concentreranno sulla modernizzazione dell’esistente, con un’attenzione crescente a resilienza climatica, sicurezza energetica e difesa.In questo contesto, l’Italia si posiziona oggi al 4° posto in Europa per investimenti infrastrutturali, con circa 50 miliardi di dollari nel 2024. Le proiezioni di lungo periodo indicano però il rischio di una progressiva perdita di centralità, legata a vincoli fiscali, dinamiche demografiche e bassa crescita potenziale. Entro il 2050, trasporti, energia e difesa rappresenteranno circa il 70% della spesa nazionale.La nuova generazione di infrastrutture sarà caratterizzata da sistemi intelligenti, interconnessi e adattivi, capaci di anticipare la domanda, ottimizzare l’allocazione delle risorse e generare incrementi strutturali di produttività lungo tutta la catena economica. Come sottolinea Paolo Guglielminetti, Partner PwC Italia: “Ci troviamo a un punto di svolta: un nuovo ciclo di investimenti infrastrutturali, per ampiezza e profondità, diverso da tutti i precedenti. La prossima generazione di infrastrutture sarà intelligente, interconnessa e adattiva, capace di anticipare la domanda, allocare le risorse in modo dinamico e generare incrementi strutturali di produttività lungo tutti i settori dell'economia.”Per approfondire la lettura visita la pagina dedicata
Congiuntura Macroeconomica | Gennaio - Marzo 2026
La Congiuntura Macroeconomica di PwC fornisce una sintesi aggiornata ed informata sulla situazione economica dell’Italia tramite l’analisi dei principali indicatori macroeconomici. Contiene inoltre approfondimenti specifici su temi di attualità di potenziale impatto per il nostro Paese e le imprese.Alla fine di febbraio, l’inizio di una nuova serie di tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha determinato una revisione delle prospettive di crescita economica e delle dinamiche inflazionistiche a livello globale.I prezzi di petrolio e gas, infatti, hanno registrato dei rialzi significativi: a marzo, il prezzo medio del Brent è cresciuto del +43,9% rispetto alla media di febbraio, mentre il gas è aumentato del 49,6% circa. Se dovesse protrarsi a lungo, l’aumento dei prezzi dell’energia è destinato a tradursi in una forte accelerazione dell’inflazione. Non a caso, le proiezioni più recenti mostrano una revisione significativa al rialzo delle stime inflazionistiche rispetto alle valutazioni precedenti al conflitto.Negli Stati Uniti, l’inflazione nel 2026 è ora attesa attestarsi al +4,2%, con un incremento di +1,2 punti percentuali (p.p.) rispetto alle previsioni pre-conflitto. Nell’Area euro, l’inflazione prevista sale al +2,6% (+0,7 p.p.), mentre in Cina è attesa al +1,3% (+1,0 p.p.) e in India al +5,1% (+1,7 p.p.). Qualora tali dinamiche venissero confermate, l’aumento dei prezzi avrebbe inevitabili ripercussioni anche sulle prospettive di crescita economica.Scarica il report per saperne di più
Commercialità ai fini PEX e società operanti nel settore energetico: Risposta a Interpello n.97/2026
Con la Risposta n. 97/2026, l’Agenzia delle Entrate ha valutato se le tre società veicolo (“Società Beta”), attive nello sviluppo di sistemi di accumulo energetico BESS, possedessero il requisito della commercialità previsto dall’art. 87, comma 1, lett. d) del TUIR, necessario per applicare il regime di participation exemption (PEX) alla plusvalenza generata dalla loro cessione da parte della holding Alfa.Le Società Beta, costituite nel marzo 2024 e interamente partecipate da Alfa, avevano acquisito da Gamma, altra società del gruppo, tre progetti BESS in fase embrionale. Gamma aveva già svolto tutte le attività preliminari: studi, ricerca dei siti, autorizzazioni e richieste di connessione alla rete. Dopo l’acquisizione, le Beta sono subentrate nei progetti, con Gamma impegnata a supportarle fino al raggiungimento dello stato “Ready to Build”. Una volta ottenuto tale status, Alfa ha ceduto le partecipazioni realizzando una plusvalenza.L’Agenzia, pur richiamando il principio secondo cui nel settore energetico anche le attività di sviluppo e autorizzazione possono costituire esercizio d’impresa, ha concluso che nel caso concreto il requisito della commercialità non risulta soddisfatto. Le ragioni principali sono:Le Società Beta non dispongono di una struttura operativa idonea, neppure potenziale, a soddisfare la domanda del mercato in tempi ragionevoli;le attività preparatorie e di sviluppo sono state svolte quasi integralmente da Gamma e da una società terza incaricata tramite accordo quadro, mentre le Beta non hanno svolto attività operative significative in proprio;Non sono state fornite informazioni su finanziamenti e tempistiche di realizzazione degli impianti.L' Agenzia ribadisce che, sebbene nel settore energetico le attività di start‑up possano integrare l’esercizio dell’impresa, esse devono essere direttamente riconducibili alla società ceduta, che deve essere dotata di una struttura operativa almeno potenzialmente idonea ad avviare il processo produttivo. Poiché ciò non avviene nel caso delle Società Beta, la plusvalenza realizzata da Alfa non può beneficiare del regime PEX.Per saperne di più visita la pagina dedicata
29ª Global CEO Survey - Consumer Markets Italia
La 29ª Global CEO Survey ha raccolto le risposte di 1.093 CEO del settore Consumer Markets (CM) nel mondo, di cui 39 in Italia. Il settore si trova oggi in un contesto caratterizzato da pressioni esogene, dalla polarizzazione delle minacce e da una crescente complessità competitiva.In questo scenario, i CEO italiani mostrano un atteggiamento più prudente rispetto ai colleghi internazionali: solo il 25% prevede una crescita del fatturato nei prossimi 12 mesi, a fronte di una fiducia globale leggermente più elevata. Questa cautela riflette sia fattori esterni sia fragilità interne.Dal punto di vista delle minacce, in Italia pesano soprattutto i dazi e l’instabilità macroeconomica, mentre a livello globale prevalgono i timori legati a conflitti geopolitici. A queste pressioni si aggiungono criticità interne rilevanti, tra cui emerge il tema della leadership, spesso percepita come non pienamente adeguata ad affrontare la complessità attuale, insieme alla difficoltà di gestire i costi del lavoro e alla lentezza della trasformazione tecnologica.Un limite importante è l’eccessiva focalizzazione sul breve termine: i CEO dedicano molto meno tempo a strategie di lungo periodo, riducendo così la capacità di innovare e prepararsi ai cambiamenti futuri. Questo si riflette anche su alcuni ostacoli operativi chiave:strutture organizzative poco efficienti;difficoltà nell’attrarre e trattenere talenti;processi burocratici complessi.Sul fronte dell’intelligenza artificiale, le aziende italiane mostrano un forte interesse ma un livello di adozione ancora limitato. Il divario rispetto ai benchmark globali è legato soprattutto alla mancanza di competenze, a una governance non ancora strutturata e a infrastrutture tecnologiche non sempre adeguate. Ne emerge una distanza significativa tra ambizione e capacità di esecuzione.Anche la cosiddetta “reinvention”, ovvero l’espansione verso nuovi settori e modelli di business, è ancora in fase iniziale in Italia. Tuttavia, cresce l’importanza delle operazioni di M&A, considerate una leva strategica per acquisire competenze, colmare gap tecnologici e accelerare la crescita.Nel complesso, il settore Consumer Markets italiano appare ricco di potenziale ma frenato da limiti strutturali. Per ridurre il divario con il contesto internazionale sarà fondamentale rafforzare la leadership, investire in tecnologia e competenze, semplificare i processi e adottare una visione più orientata al lungo periodo.Per saperne di più visita la pagina dedicata
Digital money in the Digital age
Come stanno cambiando le regole del gioco nei sistemi di pagamento digitali? Il nostro nuovo report Digital money in the Digital age analizza come stablecoin, tokenized deposits e Digital Euro stiano ridefinendo l’architettura dei pagamenti, con impatti concreti su modelli di business, politiche pubbliche e dinamiche competitive.Il denaro digitale sta trasformando rapidamente il sistema finanziario globale, spinto dall’evoluzione tecnologica e dalla crescente domanda di strumenti di pagamento più efficienti. Tra i principali protagonisti emergono le stablecoin, che stanno registrando una forte crescita in termini di utilizzo e volumi, e le valute digitali delle banche centrali (CBDC), sviluppate per garantire stabilità e controllo pubblico.Queste innovazioni stanno favorendo una progressiva integrazione tra finanza tradizionale e digitale, dando origine a un ecosistema ibrido in cui convivono diversi tipi di moneta. Allo stesso tempo, aumentano le sfide legate alla regolamentazione, alla sicurezza informatica, alla tutela della privacy e alla stabilità del sistema finanziario.Le banche centrali stanno assumendo un ruolo centrale nel guidare questa transizione, anche per preservare la sovranità monetaria in un contesto sempre più competitivo a livello globale. In parallelo, attori privati e grandi piattaforme tecnologiche stanno contribuendo ad accelerare l’innovazione, ridefinendo il modo in cui il valore viene trasferito e gestito.La diffusione del denaro digitale ha anche implicazioni geopolitiche, poiché alcuni Paesi stanno utilizzando queste tecnologie per rafforzare la propria influenza economica internazionale.Il successo di questo nuovo paradigma dipenderà dalla capacità di bilanciare innovazione e controllo, costruendo fiducia tra utenti, istituzioni e mercati. Le scelte adottate oggi saranno determinanti per delineare il futuro dei pagamenti e dell’intero sistema finanziario globale.Scarica il report per saperne di più
Dal civile alla difesa: Un nuovo approccio per filiere civili e infrastrutture critiche
Lo scenario internazionale sta cambiando e l’Europa sta ridefinendo il concetto di sicurezza, integrando sempre di più industria civile e difesa. Non è più solo il settore militare a garantire la sicurezza, ma anche infrastrutture, tecnologie e imprese civili.Questa convergenza crea nuove opportunità: settori come energia, telecomunicazioni, trasporti e automotive diventano parte attiva della sicurezza, favorendo innovazione e sviluppo industriale. In particolare per l’Italia, questo rappresenta una possibilità di crescita e rafforzamento del sistema produttivo.Agire subito è fondamentale perché la collaborazione tra civile e difesa è sempre più stretta e vantaggiosa: le imprese possono innovare, migliorare standard e accedere a nuove risorse, ma serve una visione strategica di lungo periodo.Un punto centrale è la protezione delle infrastrutture critiche (energia, reti digitali, trasporti), sempre più esposte a minacce ibride. Per questo diventa essenziale costruire sistemi integrati e resilienti, capaci di prevenire e gestire rischi, in linea con le normative europee.In questo contesto, la capacità di anticipare gli scenari futuri diventa un fattore competitivo decisivo. La collaborazione tra pubblico e privato assume un ruolo centrale nella costruzione di un sistema di sicurezza efficace. Investire oggi in resilienza significa garantire stabilità domani. Le imprese sono chiamate a evolvere, integrando competenze tecnologiche e visione strategica. Solo così sarà possibile affrontare un contesto globale sempre più complesso e interconnesso.Per saperne di più visita la pagina dedicata
Family Office Survey 2026
Il Family Office si conferma un attore centrale nella gestione della complessità patrimoniale e nella definizione di strategie di lungo periodo. In Italia, il settore appare in evoluzione, con un modello ancora prudente ma in progressiva sofisticazione e avvicinamento agli standard internazionali.Dal punto di vista dell’asset allocation (dicembre 2025), emerge una forte componente difensiva: circa il 36% del portafoglio è investito in obbligazioni, mentre il 25% è allocato in azioni. Le restanti quote si distribuiscono tra investimenti alternativi (8%), immobiliare (8%), altri investimenti (8%) e liquidità (8%), confermando un approccio orientato alla preservazione del capitale in un contesto ancora incerto.Parallelamente, cresce l’interesse verso i private markets, considerati sempre più strategici. In questo ambito si rafforza il ricorso a club deal e co-investimenti, strumenti che permettono di condividere il rischio, accedere a operazioni più complesse e valorizzare competenze complementari. In Italia, tali operazioni si distinguono anche per il forte ruolo delle relazioni di fiducia e dei network imprenditoriali.Per quanto riguarda gli investimenti diretti in società, prevale un approccio prudente e orientato alla minoranza: il 55% dei Family Office investe esclusivamente in quote di minoranza con logica opportunistica, mentre il 27% può investire sia in maggioranza sia in minoranza ma predilige comunque la minoranza. Solo il 5% investe esclusivamente in maggioranza, mentre un ulteriore 5% preferisce la maggioranza pur mantenendo flessibilità. Il 9% non effettua investimenti diretti.Un elemento distintivo del modello italiano è la centralità della dimensione generazionale. Il 51% dei patrimoni dei Single Family Office è detenuto dalla seconda generazione, il 24% dalla terza e il 22% dalla prima; solo il 2% riguarda generazioni successive. Questo evidenzia un crescente coinvolgimento della Next Gen nei processi decisionali.In questo contesto, il Family Office evolve da struttura tecnica a vera piattaforma di governance familiare, capace di integrare competenze finanziarie, gestione delle relazioni e trasmissione dei valori. Diventa quindi uno strumento chiave per il passaggio generazionale e la continuità patrimoniale.La tecnologia assume un ruolo sempre più strategico, soprattutto nelle attività di aggregazione, monitoraggio e reporting degli investimenti, spesso tramite soluzioni acquistate sul mercato. Cresce inoltre l’attenzione verso temi innovativi come intelligenza artificiale, sostenibilità, energia e transizione ambientale, segnando un’apertura sempre maggiore verso il futuro.Per saperne di più visita la pagina dedicata