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Risk Management & Governance: come le aziende percepiscono il rischio e adottano strumenti per gestirlo.

Attualmente le principali sfide per i Board aziendali si confermano essere l’instabilità macroeconomica e geopolitica, gli attacchi informatici a volatilità dei prezzi delle materie prime e le interruzioni della supply chain. In uno scenario caratterizzato da crescente complessità e interconnessione tra i rischi, disporre di competenze dedicate e di un presidio strutturato diventa sempre più rilevante per supportare i processi decisionali e strategici. Al momento però, quasi una società su due, di cui il 33% tra le aziende quotate e il 69% tra quelle non quotate, non si è ancora dotata di una funzione di Risk Management indipendente, limitando la possibilità di affrontare queste sfide con un approccio integrato e di fornire al ceoe al board una visione organica dei principali rischi aziendali. 


Questi risultati emergono dalla survey 2026 “Risk Management & Governance: lo stato dell’arte nel panorama italiano” condotta da PwC Italia e da Nedcommunity. Lo studio, presentato l’11 giugno all’assemblea annuale di Nedcommunity, ha coinvolto imprese eterogenee per settore e dimensione, con un campione quasi equamente distribuito tra quotate e non quotate. L’adozione di buone pratiche cresce con la complessità: sopra 1,5 miliardi di euro di fatturato raggiunge l’84%


I dati evidenziano il divario ancora esistente tra la percezione del rischio e la capacità delle organizzazioni di adottare adeguati strumenti di governance e di gestione. A fronte di un’elevata consapevolezza, infatti, gli approcci restano eterogenei: sul rischio geopolitico, circa il 70% delle aziende adotta misure reattive e non predittive, mentre sul cyber risk, AI e privacy, dove si osserva una maggiore sensibilità, la maggior parte dei CdA non si considera sufficientemente informata rispetto alle responsabilità normative e il 49% dichiara un’informativa parziale o assente sulle attività svolte dalle figure aziendali responsabili. 


Dove presente, la funzione Risk Management mostra un progressivo rafforzamento del posizionamento nella governance: nel 79% dei casi riporta direttamente a CEO o CdA, ma nel 39% non è un C‑Level, segnale di empowerment incompleto. L'89% dei Risk Manager/CRO partecipa ai processi strategici, ma solo nel 50% in modo regolare e formalizzato; nel 59% dei casi la valutazione dei rischi sulle iniziative strategiche è assente o informale. 


Per ciò che concerne la maturità dei modelli di Risk Management, si può considerare prevalentemente intermedia: il 61% delle aziende interpellate colloca il proprio modello di gestione dei rischi agli stadi “iniziali” e il 41% non ha ancora adottato un framework ERM, benché il 14% ne preveda l’introduzione entro i prossimi 12 mesi. Il Risk Appetite Framework risulta ancor meno comune: tra le società che adottano un framework ERM, solo il 44% ha formalmente definito la propria propensione al rischio attraverso indicatori, soglie e meccanismi di escalation. 


Segnali incoraggianti emergono sul piano della governance con un’evoluzione positiva della reportistica: rispetto ai dati 2024, nel 2026 cresce la regolarità dell’informativa al Board (reporting trimestrale nel 38% dei casi) e si riduce il numero di aziende prive di reporting periodico (17%); aumenta inoltre la formalizzazione di policy e documenti di supporto al CdA (64%). Il tema centrale resta però la qualità dell’informazione, che deve essere sempre più focalizzata sui rischi primari, comparabile nel tempo e orientata alle decisioni. 


Infine, una delle principali aree in cui sono attesi miglioramenti significativi è rappresentata dall’integrazione tra rischio e pianificazione strategica: il 90% dei CdA infatti riceve un’informativa sul profilo di rischio associato al Business Plan, ma nel 24% dei casi il processo non è strutturato, oppure (38%) è su richiesta.  


Come sottolinea Riccardo Bua Odetti, Partner PwC Italia, lead of Enterprise Risk Management: “In uno scenario in cui la complessità è diventata strutturale e il cambiamento è continuo, il Risk Management rappresenta una funzione chiave che deve evolvere dal presidio dei controlli di processo alla valutazione dei rischi legati alle scelte strategiche e al Business Plan. Il focus diventa quindi la selezione e valutazione dei rischi più rilevanti per l’impresa. La survey evidenzia come le aziende non finanziarie abbiano avviato un percorso di evoluzione, ma mostra anche quanto resti ancora da fare per rafforzare governance, integrazione e qualità delle informazioni destinate al CdA, soprattutto in un contesto come quello analizzato, caratterizzato dall’assenza di una normativa dedicata”. 

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