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PwC’s 29th Global CEO Survey

I CEO italiani guardano al futuro con ottimismo, ma il ritardo nelle competenze digitali e nell’adozione dell’intelligenza artificiale continua a pesare sulla competitività del sistema Paese. È quanto emerge dalla 29ª Global & Italian CEO Survey di PwC, presentata a Davos in occasione del World Economic Forum.


L’indagine, condotta tra ottobre e novembre 2025 su 4.454 amministratori delegati in 95 Paesi, di cui 118 italiani, descrive un’Italia a due velocità: resiliente e fiduciosa, ma frenata da limiti strutturali sul fronte dell’innovazione.


Il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi (61% globale). Più cauta la fiducia sull’economia nazionale (49%), mentre restano positive le prospettive di business: il 35% è molto fiducioso sulla crescita del fatturato nel breve periodo (30% globale), percentuale che sale al 53% su base triennale. I risultati economici confermano la solidità: fatturato medio +10% (contro l’8% globale) e margini netti +8%.


Accanto a questi numeri emergono però criticità rilevanti. PwC segnala che “i ritardi nell’adozione dell’AI frenano la competitività”. Il 60% dei CEO italiani non ha ancora adottato l’AI nello sviluppo di prodotti e servizi (47% globale) e il 68% non la integra nelle decisioni strategiche (53% globale). Le barriere sono anche culturali: il 27% indica una scarsa propensione all’innovazione (9% globale), il 40% lamenta l’assenza di una roadmap tecnologica, il 34% non ha regole interne sull’uso responsabile del digitale e il 43% giudica insufficienti gli investimenti.


Critica anche la gestione dei dati: il 63% delle aziende utilizza strumenti di AI non integrati con le informazioni interne, riducendone l’efficacia. Al contrario, le imprese che adottano l’AI su larga scala registrano margini superiori di quasi quattro punti percentuali.


Sul fronte dei rischi, i CEO italiani temono soprattutto cambiamento tecnologico, dazi e carenza di lavoratori qualificati, mentre solo il 13% considera prioritari i rischi geopolitici (23% globale). Le risposte strategiche restano limitate: solo il 23% valuta una riconfigurazione della supply chain, e tra il 6% e il 15% considera l’uscita dai mercati più rischiosi.


Le aziende puntano sulla diversificazione: il 50% è entrato in nuovi settori negli ultimi cinque anni (42% globale), soprattutto nei servizi alle imprese, assicurazioni, costruzioni e aerospazio-difesa. Tuttavia, il 51% dei CEO italiani segnala performance inferiori alle attese (33% globale). Persistono inefficienze organizzative (41% strutture non ottimizzate, 42% burocrazia eccessiva) e difficoltà nel reperire talenti (43%).


La carenza di competenze resta il principale punto debole: il 71% dei CEO indica la necessità di comprendere meglio l’impatto dell’innovazione sulla forza lavoro, il 57% ammette lacune nelle decisioni basate sui dati e il 54% segnala preoccupazioni sulla cybersecurity.


Secondo Andrea Toselli, presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia "Il 2026 rappresenta un momento importante per l’AI: alcune imprese hanno già ottenuto risultati misurabili, altre sono ancora in fase di studio", un ritardo che può incidere pesantemente sulla competitività in un contesto in cui la tecnologia influenza ormai tutti i settori industriali.


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