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PwC Global & Italian M&A Trends nel Real Estate

Nel 2025, il mercato immobiliare italiano ha evidenziato una performance particolarmente solida, raggiungendo volumi di investimento superiori a 12,6 miliardi di euro, il valore più elevato registrato negli ultimi sei anni.


Secondo il PwC Global & Italian M&A Trends Real Estate e Outlook 2026, nel 2025 il mercato immobiliare italiano ha registrato una performance solida, con volumi di investimento superiori a 12,6 miliardi di euro, il livello più alto degli ultimi sei anni e in crescita del 28% rispetto al 2024. Il risultato è stato sostenuto da un quarto trimestre particolarmente dinamico, che da solo ha generato circa 4,5 miliardi di euro di investimenti.


Tra le diverse asset class, il retail si è confermato il principale segmento per volumi, con 3,5 miliardi di euro nel 2025 e una crescita del 49% su base annua. Il settore hospitality ha registrato investimenti per circa 2,4 miliardi di euro (+20%), sostenuti soprattutto da operazioni di riconversione di immobili di pregio in strutture ricettive di lusso rivolte a una clientela internazionale. Anche la logistica ha proseguito il proprio percorso di crescita, raggiungendo 2,2 miliardi di euro di investimenti (+29%), grazie alla forte domanda di asset core da parte degli investitori internazionali.


Il comparto office ha mostrato segnali di ripresa nel quarto trimestre, con circa 700 milioni di euro di investimenti, anche se il totale annuo si attesta a 2 miliardi di euro, registrando una lieve flessione rispetto al 2024. Milano si conferma il principale mercato di riferimento, seguita da Roma. Parallelamente, i segmenti living e alternative stanno acquisendo un peso crescente nelle strategie degli investitori, con 2,5 miliardi di euro complessivi di investimenti (+51%). In particolare, lo student housing ha visto raddoppiare i volumi, mentre comparti come healthcare e data center continuano ad attrarre capitale.


A livello europeo, l’indagine Emerging Trends in Real Estate Europe 2026 realizzata da PwC e ULI evidenzia come i flussi di capitale si stiano orientando verso mercati considerati più resilienti. In questo contesto Milano si posiziona al 7° posto tra le città europee per prospettive di investimento, superando città come Barcellona, Francoforte e Amburgo, mentre Roma sale al 16° posto, grazie alla carenza di uffici prime e alle opportunità nel segmento residenziale.


Guardando ai prossimi anni, lo studio individua nei data center il segmento con le migliori prospettive di investimento per il 2026, seguito dalle nuove infrastrutture energetiche e dagli alloggi per studenti. Anche comparti come appartamenti serviti e sanità mostrano prospettive positive, riflettendo l’evoluzione della domanda verso asset alternativi e infrastrutture strategiche.


Il contesto macrofinanziario resta un fattore determinante. Dopo la fase di rialzo dei tassi tra il 2022 e il 2023, il mercato ha registrato una compressione dello spread tra cap rate e tasso risk-free, dovuta alla stabilizzazione dei rendimenti obbligazionari. Questo scenario riduce il premio di illiquidità e rende più selettive le decisioni di investimento, spingendo gli operatori a concentrarsi su asset con fondamentali solidi, come posizione, qualità dei conduttori e conformità agli standard ESG.


Il mercato mostra inoltre una crescente polarizzazione tra asset core e strategie value-add. Sebbene queste ultime restino diffuse (47% degli operatori), si osserva una ripresa delle strategie core, oggi preferite dal 38% degli investitori, rispetto al 21% del 2024.


Come sottolinea Antonio Martino, Partner PwC Italia e Real Estate Advisory Leader, in un contesto caratterizzato da spread più contenuti le opportunità di generare valore attraverso la compressione dei rendimenti risultano limitate. La performance degli investimenti dipenderà quindi soprattutto dalla crescita dei canoni di locazione e da una gestione attiva degli asset, attraverso attività di riposizionamento, rilocazione e ottimizzazione dei costi.


Anche sul fronte della leva finanziaria è attesa maggiore prudenza. Con spread più ridotti, aumenti anche contenuti del costo del capitale possono incidere sulla redditività degli investimenti. Per questo motivo è probabile che gli operatori adottino rapporti loan-to-value più contenuti, preservando maggiore flessibilità finanziaria in un contesto di mercato più selettivo.


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