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Intelligenza Artificiale e Capitale Umano: dalla sfida alla collaborazione sussidiaria

L’intelligenza artificiale è oggi una forza trasformativa che incide profondamente sulla vita delle persone, sull’organizzazione del lavoro e sugli equilibri tra le nazioni. In una fase iniziale la sua diffusione è stata accompagnata dal timore di una massiccia automazione e della conseguente perdita di milioni di posti di lavoro. Le analisi più recenti delineano però scenari più equilibrati: secondo il World Economic Forum, entro il 2030 il mercato del lavoro subirà una significativa riallocazione, con 170 milioni di nuovi posti creati e 92 milioni persi, per un saldo netto positivo di 78 milioni.


Il dibattito si è quindi spostato dalla paura della sostituzione dell’uomo alla riflessione su come intelligenza artificiale e intelligenza umana possano cooperare per generare nuovo valore. Come in tutte le precedenti rivoluzioni tecnologiche, l’IA sta ridefinendo i processi produttivi, creando nuove professionalità e richiedendo l’adattamento di quelle esistenti, più che una loro scomparsa.


In Italia la domanda di competenze legate all’IA è cresciuta rapidamente: gli annunci di lavoro che le richiedono sono più che raddoppiati tra il 2018 e il 2024 e riguardano sempre più spesso profili ibridi, non solo tecnici. A livello globale, i ruoli esposti all’IA mostrano un’evoluzione delle competenze molto più rapida rispetto agli altri e un significativo vantaggio salariale per chi possiede competenze specifiche in questo ambito.


L’adozione dell’IA da parte delle imprese italiane è in aumento, ma resta frenata dalla carenza di competenze adeguate. Le applicazioni più diffuse riguardano la gestione dei testi e la generazione di contenuti, mentre l’automazione dei flussi di lavoro è ancora limitata. Parallelamente crescono sia i lavori supportati dall’IA, in cui la tecnologia affianca l’attività umana, sia quelli completamente automatizzati, con differenze rilevanti tra i settori produttivi.


Le ricerche più recenti indicano che le competenze trasversali, come leadership, pensiero critico, problem solving e capacità di analisi, stanno diventando centrali in un contesto in cui molte competenze tecniche tradizionali vengono supportate o parzialmente sostituite dall’IA. Di conseguenza, le imprese investono sempre più in percorsi di reskilling e upskilling e nella formazione di profili capaci di collaborare efficacemente con l’intelligenza artificiale.


Questo cambiamento richiede anche un ripensamento dei modelli formativi, che devono essere più flessibili e orientati all’apprendimento continuo. Le competenze umanistiche e relazionali assumono un ruolo chiave nel governare l’uso dell’IA in modo critico e consapevole. Allo stesso tempo, la collaborazione tra imprese, istituzioni, startup e centri di ricerca diventa fondamentale per affrontare una trasformazione così complessa. Nessun attore, da solo, dispone di tutte le risorse necessarie per gestire l’impatto dell’IA. Un approccio cooperativo permette di ridurre i rischi, valorizzare le competenze diffuse e favorire uno sviluppo più equilibrato e condiviso.


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